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L’AMARO CASO DELLA BARONESSA DI CARINI – Sceneggiato TV – (1975)

L’amaro caso della Baronessa di Carini

amaro caso della baronessa di carini puntata

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 L’amaro caso della baronessa di Carini

L’amaro caso della baronessa di Carini è uno sceneggiato tv del 1975, diretto da Daniele D’Anza e scritto daDaniele D’Anza e Lucio Mandarà.

Lo sceneggiato si ispira ad una ballata popolare siciliana che narra di un delitto avvenuto nel ‘500 a Carini: il 4 dicembre 1563 la baronessa di Carini, Donna Laura Lanza, moglie di Don Vincenzo La Grua – Talamanca, venne uccisa per motivi di onore dal padre, Don Cesare Lanza.

Sicilia 1812: Sta per entrare in vigore la prima costituzione liberale che metterà fine ai privilegi dei grandi feudatari. Il rappresentante più autorevole del nuovo corso politico è il Principe di Castelnuovo, ministro delle finanze, il quale incarica un suo uomo, Luca Corbara, di svolgere indagini per accertare la legittimità del possesso dei feudi.

L’amaro caso della Baronessa di Carini – Scena

Come punto di partenza della sua ricerca, Luca sceglie il feudo del barone di Carini. Qui giunto, il giovane assiste ad un episodio di violenza: gli uomini del barone, don Mariano D’Agrò, percuotono un cantastorie, Nele Carnazza, reo di aver cantato una canzone proibita da don Mariano: la ballata che narra la tragica morte della baronessa di Carini, Caterina La Grua – Talamanca, uccisa per motivi di onore tre secoli prima.

Dalla gente del luogo, Luca è accolto con diffidenza e sospetto, i soli a dimostrargli simpatia sono il suo ospite don Ippolito, un bizzarro e filantropo amico del principe di Castelnuovo e Cristina, la figlia del notaio del paese.

Janet_Ågren_1975_baronessa_carini

Nella canzone di Nele, Luca crede di trovare una traccia per le sue ricerche: l’attuale feudo di Carini è probabilmente costituito in parte da terre usurpate all’amante della baronessa uccisa; la legittimità del possesso del feudo da parte di don Mariano può forse essere messa in discussione.

Il barone, oscuramente minacciato da una misteriosa setta, i Beati Paoli, sospetta di Luca ritenendolo autore di un messaggio minatorio e lo fa rinchiudere nel castello abbandonato che fu teatro dell’assassinio della baronessa.

Luca è poi liberato da una donna misteriosa la quale perde una preziosa spilla nel cortile del castello; il giovane crede d’identificare la sua soccorritrice nella baronessa Laura, moglie di don Mariano. Invitato a una battuta di caccia dal barone, Luca salva la vita alla baronessa, la quale nega che la spilla trovata da Luca sia di sua proprietà nonostante sia raffigurata anche su un vecchio ritratto di famiglia presente nel palazzo.

Luca, recatosi successivamente a casa di Nele per avere altre informazioni sull’antica canzone, lo trova assassinato. Sorpreso da Rosario, l’uomo di fiducia del barone, il giovane si dà alla fuga e viene catturato da alcuni misteriosi incappucciati………

Prima visione
Prima TV Italia
Dal 23 novembre 1975
Al 14 dicembre 1975
Rete televisiva Programma Nazionale (l’odierna Rai Uno)

E’ doveroso fare una considerazione finale sul cast di questo sceneggiato che risulta di primo ordine ed estremamente affiatato: molti attori che parteciparono ad esso avevano già partecipato in precedenza ad altre opere dirette dal regista Daniele D’Anza.

Ugo Pagliai aveva già partecipato a “Il segno del comando (1971)”, a “Il giudice e il suo boia (1972)”, Adolfo Celi aveva vestito i panni del poliziotto italo-americano “Joe Petrosino (1972)”, Paolo Stoppa era stato il protagonista di “Antonio Meucci, cittadino toscano, contro il monopolio Bell (1970)”, Il giudice e il suo boia (1972), “ESP (1973)”, “Accadde a Lisbona (1974)”

Janet Agren nei panni di donna Laura d’Agrò fece innamorare milioni di italiani. Il pubblico maschile di allora provava estrema invidia nei confronti di Ugo Pagliai ogni qualvolta vi era un abbraccio e un bacio fra i due. D’altra parte lo stesso Ugo Pagliai, con il suo indiscusso fascino, fece innamorare la restante parte femminile del pubblico televisivo dell’epoca.
Da notare, infine, la partecipazione di una giovanissima Enrica Bonaccorti che all’epoca delle riprese aveva appena ventisei anni.

In definitiva “L’amaro caso della Baronessa di Carini” si rivelò uno sceneggiato avvincente, con un’ambientazione storica molto rigorosa. All’epoca della prima messa in onda (1975) non era ancora stata attivata la televisione a colori per cui non fu possibile apprezzare la bellissima fotografia a colori con cui furono girate le riprese: la successiva visione a colori di questo sceneggiato permette di apprezzare ancora di più la perfetta rappresentazione di una Sicilia arcaica e feudale e i perfetti costumi dell’epoca. A0453

 amaro caso della baronessa di carini sigla

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