TARGHE AUTOMOBILISTICHE ITALIANE – Storia e Curiosità – (dal 1897)

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Le targhe automobilistiche in Italia hanno una storia risalente alla fine del XIX secolo.

TARGHE AUTOMOBILISTICHE ITALIANE Storia

1897-1901

Le prime targhe veicolari italiane furono previste con il regio decreto 16 dicembre 1897 n. 540 che introduceva l’obbligo di dotare i velocipedi di una targa comunale.

Per analogia verso tale disposizione, nel 1898 il Comune di Milano promulgò il Regolamento per la circolazione delle vetture automobili, il cui articolo 17 imponeva la fissa apposizione di una targa, riportante il nome del proprietario e il numero di licenza comunale, sulla fiancata sinistra degli automobili, come venivano chiamate in quel tempo le autovetture.

1901-1905

Con il Regio Decreto del 28 agosto 1901 n°416 viene promulgato il primo “Regolamento per la circolazione delle vetture automobili sulle strade ordinarie“, il cui articolo 91 dispone l’obbligatorietà di dotare tutte le vetture circolanti di apposita targa fissa, su concessione della locale Prefettura. La targa, da realizzarsi a cura e spese del proprietario, doveva essere in metallo e riportare, per esteso e in caratteri ben visibili, il nome della provincia ed il numero di licenza rilasciata dalla Prefettura. Di questo periodo esistono tuttora due esemplari, una (“GENOVA 83”) conservata al Museo dell’Automobile di Torino e un’altra (“PADOVA 2”) conservata al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano.

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1905-1927

All’epoca ovviamente non si immaginava che le automobili avrebbero avuto un tale boom, e per questo ben presto si eliminò il nome completo della città per far posto a targhe composte da un numero, di solito in rosso, che indicava la provincia di provenienza, e accanto ad esso il numero di immatricolazione. Le targhe venivano realizzate in base al numero assegnato dalla prefettura, ma il compito della realizzazione della targa spettava al proprietario del veicolo (c’era anche la possibilità di farla predisporre dal Touring Club Italiano), e per questo motivo erano spesso molto diverse tra di loro.

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1927-1994

Nel 1927 Mussolini con una serie di leggi riforma la legislazione provinciale, e tra le cose, cambia anche l’impostazione delle targhe: esse ora si configuravano con una sigla di due lettere rappresentanti la provincia: la prima corrispondeva alla prima lettera del capoluogo, la seconda una delle lettere seguenti (ad eccezione di Roma che conteneva il nome completo) e a seguire un numero progressivo da 1 a 999 999 (si passerà poi all’introduzione di lettere, superato il milione).

Dopo l’approvazione del nuovo Codice della Strada (1928) le targhe non furono subito sostituite. A tutti coloro in possesso di una automobile fu inviato un Foglio di via provvisorio che li autorizzava a circolare con le vecchie targhe fino all’effettiva sostituzione della vecchia numerazione.

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Questa è la lista delle principali fasi di modifica alle targhe durante questo lungo periodo:

  • Dal 1927 al 1932 sono in metallo, con sfondo nero e caratteri bianchi su una sola linea; il numero era sulla sinistra e la sigla della provincia sulla destra; dal 1928 sulle targhe posteriori appare anche il fascio littorio, mentre quelle anteriori erano a discrezione del proprietario e quindi variavano molto le une dalle altre. Le targhe della provincia di Roma, al posto della sigla provinciale riportavano fino al 1994 la scritta “Roma” per esteso.

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  • Dal 1932 al 1976 sono sempre in metallo (o plastica dal 1963), con sfondo nero e caratteri bianchi su due linee; la sigla di individuazione della provincia è posta sulla prima riga, i numeri sulla seconda (fino a quattro cifre). Per i numeri dal 10000 in poi, le prime cifre trovano posto a fianco della sigla della provincia. Dal 1934 le targhe anteriori vengono prodotte dal CONI e riproducono i colori di quelle posteriori, ma sono molto più piccole e riportano la sigla provinciale dopo il numero. Le targhe emesse prima del 1932 vengono ristampate nel nuovo formato mantenendo la numerazione originale.

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    Dal 1948 al 1951 nelle targhe sia anteriori che posteriori compare il simbolo della Repubblica Italiana, e cioè una stella a 5 punte all’interno di una ghirlanda e con al centro le lettere “RI”. Un caso particolare fu quello della Provincia di Aosta che, divenuta regione autonoma, al posto dello stemma della Repubblica usò lo stemma della Regione; in concomitanza con questo cambiamento le targhe aostane di vecchio tipo vennero ritirate e la numerazione ricominciò da 1. Nel Territorio Libero di Trieste (conteso tra Italia e Jugoslavia) vengono usate delle targhe specifiche di formato italiano, ma con colori invertiti e con lo stemma di Trieste al posto di quello della Repubblica

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  • Dal 1951 al 1976 cambiano i caratteri utilizzati (diventano più lineari) e le dimensioni delle targhe posteriori vengono ridotte a 275 mm× 200 mm. Non sono previste targhe posteriori su un’unica riga. Per la ridotta Provincia di Trieste, tornata all’Italia, come nel caso aostano, le targhe del territorio libero vengono ritirate e la nuova numerazione ricomincia da 1. Dal 1963 le targhe diventano di plastica, mantenendo le vecchie dimensioni. La prima targa di plastica italiana, RE 66715, viene apposta su una spiaggina Fiat 500 Ghia Jolly.

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  • Dal 1976 al 1985 (l’effettiva data di introduzione varia, a seconda della provincia, tra il dicembre 1975 e il gennaio 1977) viene modificata la targa posteriore dei veicoli: si conserva lo sfondo nero, la sigla della provincia assume colore arancione e i caratteri alfanumerici sono in bianco, mentre la targa anteriore rimane completamente invariata. Le targhe posteriori sono composte da due parti, la prima con la sigla della provincia di appartenenza e la seconda con il numero progressivo e la ripetizione in piccolo della provincia prima del numero. La parte con la provincia viene fornita in due versioni, la prima con la sigla centrata e la seconda con la sigla spostata verso sinistra.

La ragione è dovuta al fatto che in questo modo si può comporre la targa in modo da adattarsi alla forma del vano o dello spazio ad essa destinato. Sulle macchine progettate per le targhe precedenti, cioè di forma “quadrata”, la sigla della provincia si pone sopra la parte con il numero; nelle macchine con vano targa rettangolare allungato la parte con la sigla della provincia si monta a sinistra della parte numerica.

Con il nuovo tipo di targhe viene quindi introdotto anche in Italia il formato rettangolare con numeri e lettere su un’unica riga (all’epoca l’Italia era l’unico Paese Europeo a non prevederlo), risolvendo i problemi di posizionamento della targa sulle auto di produzione straniera; in breve tale formato verrà preferito al vecchio anche dai costruttori italiani, sia per i nuovi modelli (come la Fiat Ritmo) che per i restyling di quelli già esistenti (come la Fiat 127 o l’Alfa Romeo Alfasud).

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  • Tra il 1985 e il 1994 si ritorna al metallo, poiché la plastica era meno resistente alle intemperie e facilmente deformabile, con caratteri neri su sfondo bianco riflettente; la targa anteriore, che dal 1934 era rimasta molto piccola, viene decisamente ingrandita, anche se non portata alle stesse dimensioni dei due pezzi della targa posteriore, come invece accadeva nella maggior parte degli stati europei, e la sigla della provincia, che nelle vecchie targhe anteriori seguiva il numero, ora lo precede come nelle posteriori. Le dimensioni delle targhe posteriori restano invariate. Anche in questo caso la data di introduzione delle nuove targhe è puramente indicativa e la data reale cambia da provincia a provincia: Roma adottò il nuovo formato in maggio con la targa Roma-50001H (mai emessa, ma tuttora conservata a scopo espositivo), Genova ritardò qualche mese (fino ad ottobre) il passaggio per raggiungere la “cifra tonda” GE-A00000 (ultima targa emessa con il vecchio formato), tuttavia l’ultima provincia ad emettere targhe nere fu Aosta, nel dicembre 1985.

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  • La numerazione della prima serie andava da 0 fino a 999999, senza lettere né zeri davanti; nelle nuove province introdotte negli anni sessanta così la targa poteva avere meno di 6 cifre, anche se proprio con le province di Pordenone (1967) e Isernia (1970) vennero introdotti per la prima volta gli zeri all’inizio, che furono introdotti in seguito anche in tutte le altre province per evitare facili contraffazioni. Le targhe di Pordenone e Isernia sono iniziate con 0001; nella Provincia di Oristano le prime 99 targhe avevano 6 cifre (compresi gli zeri) mentre le successive ne avevano solo 5. Le targhe a sfondo riflettente sono state stampate solo in formato a 6 cifre.
  • In alcune province più popolose questa numerazione non fu più sufficiente (Milano, Roma, Torino, Genova, Bergamo, Brescia, Como, Varese, Padova, Verona, Treviso, Bologna, Modena, Firenze, Napoli, Bari, Palermo, Catania) e si dovette ricorrere a una lettera in prima posizione (esempio: A11111). Vennero saltate da questa serie le lettere C, I, J, O e Q; le altre sono nel giusto ordine alfabetico se si eccettua la fine dell’alfabeto, dove l’ordine delle ultime lettere è stato (per tutte le province) V, Z, X, Y, W.

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  • Terminata anche questa serie (Milano, Roma, Torino), si passò a porre la lettera in ultima posizione (esempio: 11111A), saltando oltre alle lettere precedenti anche B, K e U e usando l’ordine alfabetico corretto.
  • Nelle province più grandi (Roma e Milano) si è dovuto successivamente ricorrere a spostare la lettera in seconda posizione (esempio: 1A1111). Da questa serie, oltre alle lettere saltate nella prima serie alfanumerica, viene esclusa anche la B (vengono invece reintrodotte la U e la K).
  • Milano è stata l’unica provincia italiana ad esaurire anche le lettere in seconda posizione, passando a mettere la lettera A e D in terza posizione (esempio: 11A111); Milano, quindi, è l’unica provincia italiana a contenere nelle targhe MI sia le lettere in prima posizione, che in sesta posizione, in seconda ed in terza, arrivando fino all’ultimo numero attribuito con questo sistema, 01D000, che è quindi il massimo a cui si sia arrivati in Italia.

Dal 2 marzo 1994 al 12 settembre 1999 l’aspetto esteriore rimane pressoché invariato (in metallo, caratteri neri su sfondo bianco), ma la targa posteriore torna ad essere costituita da un’unica placca e viene rivoluzionato il sistema di numerazione: scompare la sigla della provincia e la targa si compone di una combinazione di sette caratteri alfanumerici costituiti da lettere nelle prime due e nelle ultime due posizioni e numeri nelle tre posizioni centrali (Esempio: AB123CD). L’ordine è seriale per i tre numeri e poi per le quattro lettere, cosicché la targa AA999AA segue la targa AA998AA e precede la targa AA000AB.

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Vengono utilizzate in totale 22 lettere (quelle dell’alfabeto inglese ad esclusione di IOQ e U) che formerebbero un totale di 234 256 000 possibili combinazioni. In realtà sussiste il rischio che altre categorie di targhe automobilistiche replichino alcune combinazioni alfanumeriche delle targhe ordinarie, per cui alcuni abbinamenti di lettere sono stati esclusi. Fino a settembre 2010 le combinazioni ambigue già esaurite sono quelle che cominciano con CC (possono replicare le targhe dei veicoli del Corpo Consolare) e con CD (possono replicare le targhe dei veicoli di Corpi Diplomatici); le targhe che sarebbero iniziate con la combinazione EE (che avrebbero potuto replicare le targhe dei veicoli degli escursionisti esteri), sono state saltate per via dell’ambiguità. Le serie CC e CD sono invece state regolarmente sfruttate generando non pochi problemi in fase di rilevamento delle infrazioni con metodi automatici.

Le targhe vengono assegnate alle province a lotti, seguendo indicativamente la frequenza di immatricolazioni. L’introduzione del sistema di numerazione avvenne quindi gradualmente, via via che le singole province esaurivano le targhe obsolete: le prime immatricolazioni avvennero nelle province di AnconaAsti e Bergamo il 2 marzo del 1994 e recavano le combinazioni AA 000 DA, AB 000 MD e AA 000 DK, il lotto inaugurale con la combinazione AA 000 AA fu invece assegnato alla provincia di Terni. Fino al 1999 fu concesso alle province istituite nel 1992 e 1993 (BiellaVerbano Cusio OssolaLeccoLodiRiminiPratoCrotoneVibo Valentia) e ad altre province con cospicue rimanenze di targhe di vecchio tipo (come Viterbo, Isernia e Benevento) di continuare a distribuire targhe appartenenti al precedente sistema di numerazione: erano i proprietari dei veicoli da immatricolare che potevano scegliere il tipo di targa. In questo modo anche le nuove province poterono vantare la targa con la sigla automobilistica “provinciale” per alcune migliaia di veicoli fino a un massimo di 12 000 per ogni nuova provincia.

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In virtù della distribuzione a lotti delle targhe anche questo sistema di numerazione consente di risalire alla provincia di prima immatricolazione, sempre che non vi siano stati “prestiti” fra le province per sopperire a ritardi nelle consegne o a consumi anomali. Utilizzano comunque gli stessi lotti di targhe le province di Firenze e Prato in quanto condividono l’ufficio della Motorizzazione Civile.

Sinora il numero di autoveicoli immatricolati ha fatto sì che la prima lettera avanzasse di una unità ogni circa 4 anni. A maggio 2015 sono state rilasciate circa 54 milioni di combinazioni numeriche (da AA000AA a EZ999ZZ). Se dovesse mantenersi inalterata l’attuale media la numerazione sarebbe sufficiente per vari decenni ancora arrivando grosso modo agli anni 2074/2075.[senza fonte]

Alcune combinazioni sono riservate a usi specifici: sin dall’origine (1994) le combinazioni inizianti per Z (a partire da ZA000AA) sono assegnate alle targhe quadrate. Dal 2009 le targhe dei mezzi di polizia locale riportano le combinazioni inizianti per Y. Dal 2013 i rimorchi impiegano targhe inizianti per X.

La mancanza della sigla della provincia non era gradita a molti italiani, per cui dal 13 gennaio 1999 avvenne una ulteriore revisione, che lasciò invariato il sistema di numerazione, cambiando invece l’estetica della targa. Le nuove targhe hanno due fasce blu ai lati: su quella sinistra sono presenti in colore giallo le 12 stelle dell’Unione europea e in colore bianco la lettera I dell’Italia: ciò elimina l’obbligo di attaccare l’ovale con la sigla nazionale, che spesso provocava confusione.

Sulla banda destra invece, in alto sono presenti in colore giallo due cifre che indicano l’anno della prima immatricolazione, in basso è possibile applicare in colore bianco la sigla della provincia di residenza dell’intestatario. Anno e sigla di provincia sono adesivi e vengono generalmente applicati al momento dell’immatricolazione o, se non applicati, consegnati al proprietario assieme al libretto di circolazione del veicolo. Spesso la sigla di provincia non viene apposta se il proprietario del veicolo non la richiede o se il veicolo non è stato immatricolato nella provincia di residenza.

Nel 2010 viene saltata l’intera serie avente come combinazione iniziale le lettere EE, per evitare di confondere le targhe con quelle degli escursionisti esteri; al numero ED999ZZ è quindi seguito EF000AA.
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