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PULP FICTION – Quentin Tarantino – (1994)

 pulp fiction tarantino locandina

Pulp Fiction è un film del 1994 diretto da Quentin Tarantino, con John Travolta, Uma Thurman, Samuel L. Jackson e Bruce Willis.

 

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VIDEO 2  – Spezzone di film….Che aspetto ha Marsellus Wallace ???

VIDEO 3 – Una  delle scene più intense – HQ – Versione originale – Clicca  

La pellicola rilanciò John Travolta, ormai in ombra da anni e consacrò la giovane e già quotata Uma Thurman. Le interpretazioni di entrambi meritarono una candidatura all’Oscar rispettivamente per miglior attore protagonista e miglior attrice non protagonista.

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Anche Samuel L. Jackson ricevette la candidatura come miglior attore non protagonista. Inoltre, il film si aggiudicò la Palma d’oro al festival di Cannes del 1994 e permise a Quentin Tarantino e Roger Avary di ottenere il premio per la miglior sceneggiatura originale agli Oscar del 1995, su ben 7 nomination, tra cui oltre a quelle già citate, quelle a miglior film, miglior regista e miglior montaggio.

Uscito il 14 ottobre 1994 negli Stati Uniti, arrivò nelle sale italiane il 16 dicembre dello stesso anno. In Italia il film ottenne il visto censura e venne vietato ai minori di 18 anni, ma dal 1997 il divieto è stato tolto, consentendo così la trasmissione tv in seconda serata. Il film è l’ultimo capitolo della cosiddetta “trilogia pulp” di Quentin Tarantino, preceduto da Una vita al massimo e Le iene.

pulp fiction travolta

Accoglienza

Pulp Fiction fu accolto immediatamente in maniera positiva, sin dall’anteprima del maggio 1994 al Festival di Cannes, dove ottenne la Palma d’oro. Ancora più entusiastica l’accoglienza del pubblico, che lo elesse subito a cult. Molti critici, come Siskel ed Ebert, hanno messo al pari livello il successo che Tarantino ottenne con Pulp Fiction con quello che Orson Welles ottenne dopo la distribuzione di Quarto potere.

Seppur in maniera moderata, il film venne ritenuto controverso, a causa di alcune scene violente ma anche per il razzismo.

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Inoltre venne erroneamente asserito che a subire violenza nel film sono esclusivamente personaggi di colore, citando lo stupro al negozio di pegni, Vincent che spara a Marvin, Butch che investe Marsellus; ma dimenticando l’esecuzione di coloro che avevano trafugato la valigetta di Marsellus (che erano bianchi).

Dopo circa 14 anni dall’uscita nei cinema americani, Pulp Fiction continua ad essere riconosciuto come uno tra i più grandi capolavori della storia della cinematografia mondiale: nella IMDb Top 250, il film è costantemente tra i primi dieci posti della classifica. Per il sito TSPDT (They Shoot Pictures, Don’t They?) il film si attesta a livello di recezione critica solo al 175º posto, posizione dovuta soprattutto ai giudizi contrastanti che vari critici avevano dato all’uscita del film. Nel 2000, i lettori di Total Film magazine lo hanno collocato al terzo posto nella classifica dei film più belli della storia del cinema, battuto solamente da L’impero colpisce ancora e Fight Club.

Critica

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Nonostante diversi giornalisti abbiano accusato Clint Eastwood – assegnatore della Palma d’oro al film – di aver tenuto scarsamente in considerazione l’altra pellicola in concorso, Tre colori: Film Rosso di Krzysztof Kieślowski, e di aver invece osannato Pulp Fiction, la pellicola incoronò il trentunenne Quentin Tarantino come il nuovo ragazzo prodigio del cinema americano. Non era facile confermarsi dopo il grande successo de Le iene, e l’aver fatto di nuovo centro, rafforzò il convincimento da parte di tutta la critica che questo apprezzato giovane autore fosse realmente il nome nuovo più importante di tutta la scena cinematografica mondiale.

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Il critico statunitense Raymond Johnston affermò che il film non sembrava affatto il lavoro di un giovane con parecchie idee, ma più che altro l’opera di un minuzioso regista. Punti che Johnston ammirò particolarmente furono l’accuratezza dei dialoghi surreali e l’occhio di un regista che mirava alla perfezione in ogni sequenza. Inoltre, egli notò che nonostante il film fosse lungo 2 ore e 46 minuti, lo spettatore non avvertiva la durata grazie alla fluidità del racconto. James Berardinelli, invece, scrisse che è raro che un regista alle prime armi esordisca con un “cult” come Le iene e si confermi con il suo secondo film, perché di solito la seconda pellicola vuole ripetere il successo della prima riproponendo le stesse trame e gli stessi personaggi.

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Ma non mancarono le critiche parzialmente negative. Pur essendoci un riconoscimento unanime sul valore tecnico della pellicola o sulla qualità della sceneggiatura, diversi ne evidenziarono dei limiti dal lato artistico. La rivista Variety lo bollò definendolo «per spettatori giovani e di sesso maschile» (additando dunque la violenza grafica e le molteplici parolacce ripetute, tra cui fuck, usato 281 volte),mentre in Italia Irene Bignardi, seppure divertitasi, disse di essere rimasta «perplessa di fronte agli eccessi e al vuoto di un brillantissimo metacinema».

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Per il critico de La Repubblica, questo fu un passo indietro rispetto a Le iene, il cui tratto innovativo fu davvero dirompente, più di quanto non lo fosse stata questa ricerca insistita di trovate ad effetto che possono allietare una prima visione ma che poi lasciano molto poco allo spettatore.

A più di dieci anni dalla sua uscita, si può però affermare che alcuni dei tratti più caratterizzanti della pellicola, quali la struttura a storie intrecciate e cronologicamente non sequenziale, i dialoghi iper-realisti, una rappresentazione fumettistica dei personaggi ed una violenza esplicita ed eccessiva (qui tesa a suscitare ilarità a differenza di quanto non avveniva in Le iene), hanno forgiato un’intera generazione di cineasti e influenzato in maniera evidente l’ultimo decennio della cinematografia mondiale.

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Se poi l’influenza del genere pulp e dello stile di Tarantino siano stati nella storia del cinema solo qualcosa di passeggero e circoscritto, è ancora presto per dirlo.

Colonna sonora

La colonna sonora del film comprende brani di diverso genere: si spazia dalla musica surf al rock al funk e al blues: spiccano svariati artisti come i Kool & the Gang, Dick Dale e Al Green. Altra particolarità della colonna sonora è la presenza di alcuni dialoghi estratti dal film che si intercalano più volte tra un brano ed un altro.

Secondo Stephen Erlewine, la colonna sonora del film riesce a ricreare la violenza, l’humor, lo stile ed il non-sense del film in maniera brillante, concentrandosi sulla musica surf e aggiungendo alcuni classici del rock and roll statunitense e altri del blues, come “Let’s Stay Together” di Al Green e “You Never Can Tell” di Chuck Berry. ( 1nov16 )

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