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PIPPO LINES Pannolini – Carosello – (1972)

Pippo Lines

pippo lines

Pampers è un marchio globale di pannolini della Procter & Gamble (multinazionale con sede a Cincinnati, USA). In Italia è commercializzato da Fater. Fater S.p.A. è una joint venture paritetica tra Procter & Gamble e la famiglia Angelini.

Il Carosello con Pippo Lines del 1972 – Clicca Sopra

Pippo Lines alle prese con i fantasmi – Clicca  

I pannolini usa e getta vengono introdotti da Fater nel mercato italiano nel 1961 con il marchio Lines. Il suo “testimonial” è un grosso ippopotamo blu di nome Pippo creato dall’agenzia di pubblicità Gruppo Armando Testa di Torino. Queta Agenzia che  nasce nel 1956 a Torino è quella che da vita a tanti di quei personaggi  di Carosello che tanto hanno fatto  sognare e sorridere milioni di italiani: dal Caballero Lavazza all’Olio Sasso, da Birra Peroni a Papalla e, appunto, all’ippopotamo Pippo per Lines. Grandi campagne che segnano due decenni di comunicazione all’insegna della crescita continua dell’Agenzia.

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Varietà

La varietà di pannolini per neonati va da 2 a 16+ kg (misure da 1 a 6) nella linea progressi; fino a 2,5 kg nella linea micro per prematuri; da 8 a 16+ kg (Maxi, Junior ed Extralarge) nella linea easy-up che sono mutandine-pannolino; da 3 a 30kg nella linea baby-dry (misure dalla 2 alla 6); esiste poi la linea sole e luna che è più sottile.

Pubblicità con volti noti

Nel 1983 viene girato uno spot con una bambina di 19 mesi che altri non era che Noemi, cantautrice italiana affermatasi nel panorama musicale dal 2009.

La Storia di “PIPPO LINES”

Pippo Lines

L’IPPOPOTAMO PIPPO, realisticamente scolpito in poliuretano espanso dall’artista Piero Gilardi in due pezzi, venne abbandonato dopo una prima serie di Caroselli perché inamovibile. Sulla base di un logotipo al tratto – preso da una rivista americana, e per il colore azzurro dalle ceramiche degli ippopotami azzurri dell’antico Egitto – Armando Testa e l’art senior Aldo Lanfranco, affidarono al sottoscritto, grafico e scultore alle dipendenze dell’agenzia, la realizzazione di un nuovo ippopotamo che potesse muoversi. Realizzato, con coltello e forbici, un primo modello in poliuretano, realizzai succesivamente l’opera in scala reale. Lo provammo in corso Massimo d’Azeglio a Torino; ma questo primo Pippo non soddisfò pienamente la direzione.

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La seconda versione dell’ Ippopotamo Pippo

Su disegno fornitomi da Silvano Guidone, altro art dell’agenzia, ne scolpisco uno nuovo in grandezza naturale, ma anche quest’ultimo non incontra il gusto di Testa.

Faccio un nuovo modellino sulla base di miei disegni – in quel periodo Testa aveva altro cui pensare perché stava trasferendo l’agenzia da corso Massimo in corso Quintino Sella – questa volta con risultati soddisfacenti. Per i meccanismi interni, movimento collo, apertura bocca, movimento delle palpebre, ecc., mi feci aiutare da Antonello Beniamino, fotografo dello Studio con il pallino della meccanica. Con le dovute modifiche per renderlo più leggero e più agile nei movimenti, provammo l’ippopotamo a Valle Ceppi, con il regista Corrado Farina che però non se la sentì di girare i caroselli, in quanto i movimenti dell’ippopotamo erano lenti. Correva il 1967.

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Il making della terza versione di Pippo

La regia dei caroselli venne allora affidata a Ezio Perardi: i due ragazzi all’interno del pupazzo erano il grafico Loris Dalmasso e Walter Danzero, dipendenti dello Studio. I caroselli vanno in onda con successo. Su “Grazia” venne pubblicato un servizio con fotografie e con un mio disegno per far vedere l’interno dell’ippopotamo. Avrei tanto desiderato di vedere il mio nome, come autore, ma quello era un periodo in cui il nome dei collaboratori o degli aytori dipendenti non venivano fatti conoscere. A 18 anni partii per il servizio militare. Circa tre/quattro anni dopo, l’agenzia mi affidò la realizzazione di un nuovo Pippo, perché il primo si era deteriorato.

PIPPO prima-versione

Per questo secondo modello, chiesi ad un amico, il chimico Remo Testa, di studiami una vernice azzurra per rendere la pelle dell’ippopotamo più resistente e meno soggetta all’usura, con un conseguente appesantimento della struttura.

Nel 1972 si concluse la mia collaborazione con l’agenzia Testa. Dieci anni dopo quest’ultima mi chiese di scolpirne un terzo in sostituzione del secondo deteriorato, ma il mio impiego in altra agenzia me lo impedì. Così lo Studio Testa si rivolse, per realizzare questa nuova copia, a Silvio Conti che si fece coadiuvare dal Danzero, impiegati come scenografi alla Delfa Film. ( 4mag18 )

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