Oggetti del nostro passato: Fiammiferi CERINI

Cerini

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Il fiammifero è un oggetto semplice e pratico che consente di procurarsi del fuoco per vari usi in modo sicuro: è un bastoncino di legno, cotone o carta, con un’estremità ricoperta di una sostanza infiammabile che si accende per sfregamento su una superficie ruvida. La parola “fiammifero” riprende il significato latino del verbo “fero” che significa portare: letteralmente fiammifero significa portatore di fiamma.

fiammiferi svedesi o di sicurezza sono dei fiammiferi che si accendono solo se strofinati su una superficie opportuna, posizionata di solito sul lato esterno della confezione.

cerini sono fiammiferi con fusto in cotone o in carta ritorta, intriso di cera e con capocchia incendiaria.

Storia dei fiammiferi in Italia

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         Fiammiferaie dello stabilimento Minerva

La prima fabbrica di fiammiferi a Milano, fu fondata dal fratello di Luigi de’ Medici, Giacomo, in Corso Vercelli, 31, intorno al 187O . Questa fabbrica già allora era la più grande produttrice di fiammiferi in Italia, dava lavoro a 6OO dipendenti che nel 19O6 salirono a 14OO . Il 31 dicembre 1898 la fabbrica dè Medici si fuse con altre dodici fabbriche costituendo a Milano la Società anonima fabbriche di fiammiferi, che permise di influire sul movimento di mercato e di potenziare su tutto il territorio nazionale . Per la comodità dell’accensione, i cerini furono accolti entusiasticamente da tutte le categorie di consumatori e il loro basso costo ( nel 1858 una scatola di 6O fiammiferi costava 1,5 centesimi ) contribuì alla loro popolarità.

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Negli anni Quaranta sulle scatole dei fiammiferi Saffa cominciano ad apparire le pubblicità, sarà un cambiamento epocale: le eleganti illustrazioni cedono il passo agli slogan (Foto: Fagnani. Archivio Tunesi)

I Cerini

In Italia si distinsero soprattutto i fiammiferi di cera e di legno prodotti dal Commendatore Grand’Ufficiale Ambrogio Dellachà. Lo stabilimento di Dellachà si trovava sulle colline di Moncalieri, a 10 km da Torino. Fondato nel 1860, era formato di un fabbricato a tre piani, il cui fronte era di 120 metri di lunghezza, e di due corpi laterali di 60 metri ciascuno. L’area fabbricabile era di 3000 m². La sua marca era conosciuta in tutta Europa, in America, e specialmente nella Repubblica Argentina (dove nel 1880impiantò un grande stabilimento). La produzione raggiunse nel 1896 le 2500 grosse al giorno, ossia 360.000 scatole.

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La tassa governativa pagata per quell’anno in Italia raggiunse l’importante cifra di 940.000 lire, cioè la settima parte della complessiva tassa incassata dal Governo. Lo stabilimento fornì il completo macchinario a diverse fabbriche che si sono impiantate in quegli anni in Messico e in Venezuela e con le quali la Ditta ebbe interessi per la fornitura di diverse materie di prima necessità, e soprattutto di scatole vuote in fototipia, specialità della Ditta.

Gli operai che occupavano lo stabilimento alla fine dell’Ottocento erano 700, tutti associati alla Cassa di mutuo soccorso dello stabilimento. In quarant’anni di lavoro con il cavalier Dellachà non si verificò mai uno sciopero. ( 2lug18 )
Numerosi sono i riconoscimenti ricevuti per la bellezza delle scatole, la robustezza del cerino, la buona accensione del fiammifero e la sua inalterabilità nelle regioni piovose.

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... e non dimentichiamoci dei mitici “Razzetti” assemblati con i Cerini
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