
L’M1 Garand (ufficialmente designato U. S. rifle, caliber .30, M1, poi rinominato in Rifle, Caliber .30, M1, oppure US Rifle, Cal. .30, M1) è un fucile semiautomatico camerato per la cartuccia .30-06 Springfield, progettato presso la Springfield Armory ed usato dalle forze armate statunitensi dal 1936 al 1957.

Il nome del fucile deriva dall’inventore John Garand e fu uno dei primi fucili semiautomatici adottati da un esercito nazionale.
L’M1 si dimostrò un eccellente fucile per tutta la Seconda guerra mondiale e durante la Guerra di Corea. Molte nazioni ricevettero le eccedenze americane, tra cui: Repubblica Federale Tedesca, Italia, Giappone, Danimarca, Grecia, Turchia, Iran e Vietnam del Sud. La maggior parte dei fucili ceduti alle potenze alleate provenivano dai lotti prodotti dalla Harvester Corporation nel periodo 1956-1959.

Alcuni Garand vennero usati ancora durante la Guerra del Vietnam nel 1963. Nonostante l’adozione dell’M14 nel 1957, la sostituzione completa dei Garand non avvenne fino al 1965 (ad eccezione della variante da tiratore scelto, entrata in uso durante la Seconda guerra mondiale e usata fino alla fine della Guerra del Vietnam). In alcuni rami delle forze armate l’arma è rimasta in servizio fino agli anni ’70 quando non oltre.

È un fucile semiautomatico operato a gas, tramite clip en-bloc. e raffreddato ad aria. L’alimentazione avviene tramite inserimento di clip en-bloc da 8 colpi nel caricatore integrato, e quando l’ultimo colpo viene sparato la clip vuota viene espulsa con uno scatto segnalato da un ping metallico.

Il peso varia dai 4,31 ai 4,63 kg (a seconda del tipo di cinghia e della densità del legno utilizzato per la calciatura) – notevolmente più alto rispetto a quello di uno Springfield M1903. La lunghezza era di 1.107 mm. L’arma è alimentata tramite clip en-bloc da otto colpi calibro .30-06. All’espulsione dell’ultima cartuccia, l’otturatore si blocca in posizione di apertura. È comunque possibile espellere una clip parzialmente esaurita aprendo manualmente l’otturatore e premendo il pulsante di rilascio sul lato sinistro dell’arma. Sebbene oggigiorno criticata, la clip en-bloc fu un’innovazione notevole per l’epoca.

L’M1 fu uno dei primi fucili ad usare l’acciaio inossidabile per il tubo dei gas, nel tentativo di prevenirne la corrosione. Dato che il metallo inossidabile non è parkerizzabile, i tubi dei gas venivano anneriti tramite bruciatura ma la finitura si rovinava con l’uso. Se non riannerito, il tubo lucido avrebbe reso il fucile, e di conseguenza l’operatore, ben visibile al nemico. L’M1 era stato progettato per rendere il più semplice possibile lo smontaggio (e il rimontaggio) e la manutenzione, due azioni che non richiedono strumenti specifici.

L‘affidabilità dell’M1 può essere aumentata limando leggermente il condotto di alimentazione e alcuni angoli della chiusura e della leva di armamento. Il miglioramento più evidente lo si ottiene applicando vetroresina all’interno del calcio per una migliore precisione.
Il Garand M1 si carica con clip da 8 colpi. Una volta sparato l’ultimo colpo, l’otturatore si blocca in apertura con conseguente espulsione della clip vuota.. Confrontata con i moderni caricatori rimovibili, la clip en-bloc è semplice e leggera, con l’unico accorgimento di rivolgere i proiettili nella giusta direzione (alto e basso non sono un problema, in quanto la clip non ha orientamento in quel senso).
Garand in Italia

Negli anni ’50, la Beretta produsse il Garand in Italia su commissione NATO, usando gli strumenti della Winchester che furono spediti dagli Stati Uniti. I fucili vennero denominati Model 1952 e la produzione italiana finì per dare origini a diverse varianti, la più nota delle quali è la serie BM59.
Moltissimi Garand in 30.06 vennero convertiti in calibro 7,62 x 51 nato dall’arsenale di Terni alla fine degli anni ’50. Furono prodotte due versioni:
Il Garand T1 (tipo 1) a cui veniva interamente cambiata la canna con una in calibro 7,62 x 51, progetto poi abbandonato per via dell’elevato costo dell’operazione.

Il Garand T2 (tipo 2) a cui veniva tagliata una porzione di canna e poi ri-filettata e venivano accorciati astina e calciatura di circa 12mm. Altra operazione necessaria era la sostituzione dell’asta di armamento.
Questi fucili possono avere la culatta riportante il marchio di diversi produttori (Breda, Beretta ecc) e riportano il marchio F.A.T. (Fabbrica Armi Terni).

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