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PAPPAGONE (Peppino De Filippo) con storia, curiosità e Carosello

Gaetano Pappagone, o semplicemente Pappagone, è un personaggio immaginario televisivo ideato e interpretato da Peppino De Filippo, che lo considerava il suo alter ego con cui ironizzava su se stesso. Pappagone fu il protagonista di sketch televisivi, radiofonici, di Caroselli e di un fumetto omonimo, disegnato da Luciano Bernasconi.

Carosello TRIPLEX con Pappagone e Agus Uno sketch televisivo ancora con Gianni Agus Gli scongiuri di Pappagone

Pappagone è un “aiutante” del Commendator de Filippo (o, come lui si definisce, Lavoratore di Cammerra del Cummantatore Pupino Di Filippo) che, alle sue dipendenze, ne combina di cotte e di crude.

Pappagone nasce nel 1966, all’interno del programma televisivo Scala reale. Si pensa che De Filippo aveva preso spunto dal cuoco della commedia I casi sono due di Armando Curcio, che si chiamava Gaetano Esposito; personaggio che comparve anche in uno sketch di Studio Uno con Mina nell’ottava puntata di “Studio Uno” del 1965. Quindi bastarono il cambio del cognome, qualche ritocco ed era nato il goffo, ignorante, ma comico, personaggio-fenomeno.

Peppino De Filippo rivelò, durante una puntata di Scala Reale, che il nome “Pappagone” deriva da un tipo di prugne napoletane. Nato come personaggio da intrattenimento, Pappagone diventa un divo dello spettacolo e l’eroe di tutti i bambini. È definito una maschera napoletana allegra, bizzarra, ingenua, buono nell’animo; rendendo la sua vita uno stile di vita per ognuno: che impara sbagliando, sbaglia divertendosi e si diverte facendo divertire gli altri.

Come detto Pappagone, fu presentato nella trasmissione Scala reale, un umile servitore, al servizio del Cummendatore Peppino De Filippo, in cui convergono le tipiche maschere del teatro napoletano (Pulcinella e Felice Sciosciammocca), inventore di un gergo particolare ed esilarante. I suoi pirichéecquequàcarta d’indindirindà entrarono nel parlato comune, divenendo modi di dire diffusissimi.

Quindi appare nel celeberrimo Carosello, e la Gallo Rosso Editore decide di dedicargli una serie omonima di fumetti.

Tra l’ottobre del 1969 e il gennaio del 1970 apparve anche alla radio, in un ciclo (il 14°) della trasmissione Gran varietà, diretto da Silvio Gigli e condotto da Walter Chiari, che in sede di presentazione delle scenette definì il personaggio “la nuova maschera del teatro italiano

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