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TERREMOTO DEL BELICE – (14/15 GENNAIO 1968)

Terremoto del Belice

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Un giornale dell’epoca annuncia la “catastrofe”

Il TG dell’epoca (Piero Angela/Nicoletta Orsomando) che annuncia il disastro – Clicca Sopra

Ancora un TG dell’epoca con un giovane Piero Angela- Clicca Sopra

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Terremoto del Belice

Viene definito Terremoto del Belice il violento evento sismico, di magnitudo momento 6, che nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 colpì una vasta area della Sicilia occidentale compresa tra la Provincia di Agrigento, quella di Trapani e quella di Palermo. Dato che la maggior parte dei comuni colpiti più duramente faceva parte del comprensorio comunemente definito Valle del Belìce per definirlo si ricorse a tale termine.

I Primi soccorsi

Terremoto del Belice – Soccorritori –

Il 15 gennaio non si ebbe l’immediata sensazione della gravità del fatto dato che a quel tempo la zona interessata non era considerata critica dal punto di vista sismico. Il terremoto venne sottovalutato nella sua entità al punto che molti quotidiani riportarono la notizia di pochi feriti e qualche casa lesionata.

La realtà si manifestò in tutta la sua terribile evidenza solo quando giunsero i primi soccorsi in prossimità dell’epicentro approssimativamente posto tra Gibellina, Salaparuta e Poggioreale:

Terremoto del Belice – L’esodo dei soprvvissuti –

le strade erano state quasi risucchiate dalla terra. In conseguenza di ciò molti collegamenti con i paesi colpiti erano ancora impossibili ventiquattro ore dopo il violento sisma. Ciò rese ancora più confusa l’opera dei soccorritori già poco coordinati e gli interventi furono del tutto frammentati.

Nei giorni seguenti visitarono la zona il presidente della repubblica Giuseppe Saragat e il ministro dell’interno Paolo Emilio Taviani. Furono impegnati nei soccorsi più di mille vigili del fuoco, la Croce Rossa, l’esercito. Il pilota di uno degli aerei impegnati nella ricognizione della zona dichiarò di avere visto “uno spettacolo da bomba atomica […] Ho volato su un inferno”.

Valle del Belice - Veduta dall'alto -
Valle del Belice – Veduta dall’alto –

Le Conseguenze del sisma 

Tra i 14 centri colpiti dal sisma vi furono paesi che rimasero completamente distrutti: Gibellina, Poggioreale, Salaparuta, Montevago. Le vittime furono 370, un migliaio i feriti e circa 70 000 i senzatetto. Si ricordano gli altri paesi e cittadine che hanno subito danni ingenti: Menfi, Partanna, Camporeale, Chiusa Sclafani, Contessa Entellina,Sambuca di Sicilia, Sciacca, Santa Ninfa, Salemi, Vita, Calatafimi, Santa Margherita di Belice.

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Il terremoto del 1968 mise drammaticamente a nudo lo stato di arretratezza in cui vivevano quelle zone della Sicilia occidentale, in primo luogo nella stessa fatiscenza costruttiva delle abitazioni in tufo, crollate senza scampo sotto i colpi sussultori del sisma. Le popolazioni di quei paesi erano composte in gran parte da vecchi, donne e bambini, visto che i giovani e gli uomini erano già da tempo emigrati in cerca di lavoro.

Terremoto del Belice – Disperazione fra gli abitanti delle zone colpite –

Questo dato rappresentava il disagio sociale che lo Stato conosceva e trascurava, così come trascurò le conseguenze del sisma, che hanno rappresentato, in fatto di calamità naturali, uno dei primi, e tristemente celebri, casi italiani nella storia del dopoguerra: l’impreparazione logistica, l’iniziale inerzia dello Stato, i ritardi nella ricostruzione, le popolazioni costrette all’emigrazione, lo squallore delle baracche per coloro che restavano.

Ruderi
Rovine del sisma a Poggioreale (2003)

Anche i successivi e tardivi stanziamenti economici per la ricostruzione diedero luogo ad opere faraoniche spesso inutili, come quelle di Gibellina, città-museo “en plein air” issata a vessillo della ricostruzione in quanto progettata da famosi architetti e artisti ma assolutamente mal pensata in merito al fattore più importante che sta alla base della ripresa economica, ovvero l’occupazione lavorativa per gli abitanti e i luoghi di socializzazione degli abitanti. Si pensi che la ferrovia Salaparuta-Castelvetrano che collegava la maggior parte dei centri dell’area terremotata con la zona costiera, distrutta dal sisma non venne mai più ricostruita, nonostante avesse un buon traffico viaggiatori.

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Venne finanziata e costruita l’autostrada Palermo-Mazara del Vallo, che venne soprannominata da molti l’autostrada del deserto, al posto della viabilità ordinaria dissestata, invece di far fronte alla ricostruzione della viabilità ordinaria di collegamento tra i centri abitati, opera più essenziale ed urgente, che invece languì per lungo tempo.
Gli anni che seguirono il terremoto furono costellati da appalti, buone intenzioni, proclami, stanziamenti.

Terremoto del Belice – Interi paesi e comunità spazzate via –

Fatto sta che ancora oggi non tutto è stato ricostruito; e tornano così attualissime le lotte che Danilo Dolci intraprese a favore della popolazione e contro il malaffare politico-mafioso. Leggendario l’impegno da lui profuso, le frasi scritte sui muri dei ruderi, quali: “La burocrazia uccide più del terremoto”, “Qui la gente è stata uccisa nelle fragili case e da chi le ha impedito di riappropriarsi della vita col lavoro”, “Governanti burocrati: si è assassini anche facendo marcire i progetti” per sensibilizzare l’opinione pubblica nazionale.

Il Belice oggi 

Poggioreale - Un paese fantasma -
Poggioreale – Un paese fantasma –

Oggi, la Valle del Belìce si è lentamente risollevata grazie all’operosità dei suoi abitanti; dopo decenni di interminabili lavori, gli antichi paesi della valle sono stati in gran parte ricostruiti in luoghi distanti da quelli originari interessati dal terremoto: abitazioni, infrastrutture urbanistiche e stradali hanno sì riportato condizioni di vivibilità ma hanno anche profondamente modificato il volto di quella parte della Sicilia.

Nel 2008, per l’anniversario del terremoto, è stato girato dal regista Salvo Cuccia il documentario Belìce 68, terre in moto.

In esso si descrive la situazione a seguito del terremoto e la situazione attuale della valle; vi sono riportati innumerevoli filmati tratti da trasmissioni televisive dell’epoca; tra i personaggi politici intervistati nel 2008 vi è Giulio Andreotti.

Nel 2009 il giornalista Antonino D’Anna ha fatto una lunga intervista, pubblicata dalle Edizioni Grafiche Santocono col titolo “I figli del terremoto”, a Mons. Antonio Riboldi, attuale Vescovo Emerito di Acerra, che fu prete nella Valle del Belice proprio in quegli anni, condivise la vita nelle baracche e fu certamente la voce più limpida della protesta e del riscatto dei terremotati. In queste “memorie” Mons. Riboldi rievoca anche i ‘viaggi della speranza’ dei bambini dinanzi ad Aldo Moro, Sandro Pertini, Paolo VI. A0692

Terremoto del Belice – Ancora le ferite sono aperte –
 
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