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Storia dell’auto: LE MAI NATE – (ANNI 90)

Auto mai nate 90

 

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Auto mai nate anni ’90

Nel panorama automobilistico mondiale succede molto spesso che le case automobilistiche, ma soprattutto le carrozzerie di design, propongano dei modelli di auto  per sondare il mercato o per testare innovazioni tecnologiche o stilistiche al fine della loro utilizzazione nei modelli di serie.Tali modelli, molto frequentemente presentati in occasione di qualche salone dell’auto e denominati “Concept“, sono molto spesso però soltanto del costosi progetti concepiti soltanto per stupire la gente senza alcuna possibilità di un reale sviluppo commerciale. Altre volte (ed è di questo tipo di auto che voglio trattare in questo articolo) le case automobilistiche  o le carrozzerie specializzate propongono  dei modelli, o delle varianti a modelli già esistenti,  con l’intento invece di un loro  reale e possibile utilizzo di mercato ma che per svariati motivi, che possono essere  tecnici o di politica commerciale o più semplicemente di tempistica sbagliata, non vengono poi realmente prodotte in serie e quindi immesse sul mercato.

Abarth Monotipo

Alcune di questi progetti sono stati accantonati, probabilmente,  in quanto di nessun interesse ma altri, a mio avviso, avrebbero veramente potuto riscuotere un discreto successo se non (come nel caso dell’Alfa Nuvola del 1996 o della Lancia Fulvia del 2003) addirittura diventare modelli-cult. Dato che non sempre è possibile avere una collocazione temporale precisa  di questi progetti dividerò l’articolo in due parti  – ANNI 80 e ANNI 90 – includendo anche tutti  quelli che, probabilmente, sono antecedenti  (negli 80) e successivi (nei 90). Dove possibile metterò anche una breve scheda tecnica del singolo modello. Questi due articoli, comunque, sono suscettibili di aggiunte o integrazioni man mano che riesco a reperire on-line materiale di indubbio interesse…..pertanto, se di vostro gradimento, inserite l’articolo nei preferiti e tenetelo d’occhio.

LANCIA HYENA 

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Nata subito dopo la Alfa SZ, nel 1992, la Lancia Hyena esordì in veste effettiva di concept car. La base meccanica e telaistica è praticamente quella della Delta Integrale. Il propulsore, mitico quattro cilindri Fiat di 1995 cc, quattro valvole per cilindro e turbocompresso mediante turbina Garret T3 con intercooler aria/aria e overboost, erogava, in questa versione, 250 cv, ovvero ben 45 cv in più rispetto ai 205 della contemporanea Delta Integrale. La potenza era ripartita sulle quattro ruote mediante un differenziale centrale di tipo epicicloidale dotato di giunto viscoso. Il cambio era a cinque rapporti e le sospensioni erano di tipo McPherson sia all’avantreno, sia posteriormente. La Hyena, che come la SZ aveva una carrozzeria in compositi, volava a 230 orari passando da 0 a 100 km/h in 5.4″.


L’interno era ancora più “sperimentale” rispetto a quello della SZ: niente pelle sulla plancia e tanto carbonio a vista, ovunque. C’erano ben nove strumenti volti ad informare il pilota sullo stato della meccanica (tachimetro, orologio, contagiri, termometri di acqua e olio, indicatore livello carburante, amperometro e manometri di olio e turbocompressore). Al centro pulsanti di servizio e comandi dell’impianto di climatizzazione, questa volta derivati dagli omologhi che equipaggiavano la della Delta. Si stima che la sola plancia costasse all’azienda la non indifferente somma di 7.500 Dollari.

Purtroppo, a differenza del modello Alfa Romeo, con cui condivide un imbarazzante somiglianza, la Hyena non era destinata a grandi numeri: durante la presentazione s’ipotizzo la realizzazione artigianale in serie limitatissima. Per questo motivo l’auto è rimasta sostanzialmente sconosciuta ai più, nei mesi successivi alla presentazione furono distribuiti dalla Zagato circa 25 esemplari, commercializzati al caro prezzo di 75.000 USD e finiti nelle mani di ricchi collezionisti europei.www.elaborare.info

Alfa Romeo Visconti

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L’Alfa Romeo Visconti è una concept car prodotta dal centro stile Italdesign insieme alla casa automobilistica italiana Alfa Romeo ed esposta al salone dell’auto di Ginevra nel 2004.

Il Contesto

Nata dalla matita di Giorgetto Giugiaro la Visconti è uno studio autonomo del centro stile Italdesign con il supporto dell’Alfa Romeo. Realizzata sul Pianale Premium la Visconti è un’importante progetto di ammiraglia che coniuga una linea sportiva da coupé a quella di una elegante berlina caratterizzata da una carrozzeria molto filante progettata per andare incontro sia al massimo dell’aerodinamica che della sicurezza automobilistica. Particolare è il cofano del bagagliaio posteriore che dona all’autovettura un vano bagagli notevolmente spazioso e flessibile e la linea di cintura a livello delle ruote posteriori ispirata all’ultima serie di Maserati Quattroporte.

VISCONTI 2

Il concetto, secondo Giugiaro, rispecchia il futuro dell’automobile: benché i tratti della vettura non siano futuristici come numerosi concept car esposti negli anni 2000 la Visconti anticipa numerosi stilemi che saranno intrapresi dall’industria automobilistica: la carrozzeria da coupé con portellone posteriore ha anticipato la moda delle automobili coupé con 4 porte tipo la Mercedes-Benz Classe CLS o l’Audi A5 Sportback, il frontale basso e arrotondato che presenta poche nervature e caratterizzato dall’assenza di spigoli, persino nella forma del tipico scudetto Alfa Romeo, rispecchia le future norme di omologazione previste dai crash test per la sicurezza dell’investimento dei pedoni e infine il motore di 3,2 litri che sviluppa la potenza di oltre 400 cavalli nel rispetto della filosofia del downzising.

Il Nome Visconti

La denominazione Visconti è stata adottata da Giorgetto Giugiaro in onore dello stemma presente sul marchio della casa Alfa Romeo (il classico Biscione) che ha caratterizzato anche l’antica famiglia Visconti di origini milanesi. Secondo Giugiaro questa denominazione contribuisce a donare una maggiore importanza al prototipo oltre a rispecchiare le nobili origini della casa di Arese.

Citroen Berlingo Bulle

La Berlingo è una multispazio prodotta dalla Casafrancese Citroën a partire dal 1996.

Storia

La Berlingo nasce da un’idea del Gruppo PSA che voleva spiazzare la concorrenza creando una nuova nicchia di mercato, ossia quella delle multispazio, veicoli di taglia media o medio-piccola, con un abitacolo di dimensioni relativamente generose allestibile sia per il trasporto di persone sia per il trasporto di merci, a seconda della versione. Questo genere di vetture è un sottoinsieme delle MPV (Multi-purpose Vehicles).

Ben presto il gruppo francese formatosi dall’unione di Peugeot e Citroën diede a tale nicchia il nome di ludospace, intendendo in tal modo una vettura che stava a metà tra un furgone ed una monovolume.

La Berlingo, prodotta anche con il marchio Peugeot, in questo caso con i nomi di Ranch o Partner, venne lanciata nell’estate del 1996, inizialmente nella sola versione furgonata. Al Salone di Parigi vennero lanciate tre concept derivate dal furgoncino introdotto pochi mesi prima:

  • la Berlingo Bulle, opera del carrozziere francese Heuliez, con carrozzeria berlina a due volumi e cinque porte, dalle forme molto arrotondate;
  • la Berlingo Coupé de Plage, una sorta di pick-up a due posti abbastanza profilato, che del furgoncino originario mantiene esteticamente solo il frontale. Tale concept era pensata per un utilizzo durante il tempo libero e le vacanze;
  • la Berlingo Grand Large, la più simile al Berlingo furgonato appena lanciato, con la differenza che stavolta non si tratta di un furgoncino, ma di una vera e propria multispazio, dove i pannelli posteriori in lamiera sono stati sostituiti da finestrini e lunotto, mentre internamente il vano di carico è stato sostituito da un divano posteriore per tre persone e da un baule per il carico bagagli.

Alla fine, si optò per la messa in produzione dell’ultima concept, la Grand Large, la cui produzione cominciò entro la fine dello stesso anno. In tal modo, la Berlingo contribuì alla formazione di tutta una serie di vetture MPV, serie inaugurata due anni prima del suo debutto dalla grossa Citroën Evasion e che, dopo la Berlingo, sarebbe stata completata da diversi altri modelli.

Fiat Barchetta Coupé 

La Fiat Barchetta è un’autovettura spyder prodotta negli stabilimenti della casa torinese dal 1994 al 2005.

Storia

Il disegno della barchetta (che gli appassionati scrivono spesso in minuscolo, così com’è scritto sullo sportellino porta oggetti) è nato nel 1994 per opera di un designer greco, Andreas Zapatinas che ha fatto i suoi primi schizzi nel 1990 ispirandosi alla Ferrari 166 MM e che è rimasto a capo del progetto fino al 1993; dopo questo incarico, Zapatinas è stato nominato direttore del centro stile Alfa Romeo. L’interno venne realizzato, partendo dai primi concept di Peter Davis e Giuseppe Bertolusso, da Alessandro Cavazza che sostituì poi Zapatinas come responsabile di stile del progetto e portò la macchina in produzione. Il codice di progetto è 183. I progetti per la barchetta erano due ed in competizione tra loro. Erano indicati con i nomi di due pizze: la Marinara dalla quale è uscita la forma definitiva della Fiat barchetta, e la Diavola, una rivisitazione del disegno di Chris Bangle per la Fiat Coupé.

Produzione di serie

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Dal 1994 al 2002 la Fiat barchetta ha portato sugli sportelli il simbolo e la scritta Maggiora della Carrozzeria Maggiora che si occupava dell’assemblaggio presso l’ex-Stabilimento Lancia di Chivasso, mentre il telaio veniva costruito (stampato e saldato) presso la ILCAS di Sparone (To). Dopo il fallimento del carrozziere torinese nel 2002 la produzione venne sospesa fino al 2004 e ripresa dallo stabilimento di Mirafiori fino a giugno del 2005.

Nonostante la grande richiesta e l’ottimo mercato inglese, la barchetta è disponibile solo con guida a sinistra, poiché la Fiat ritiene e ritenne troppo costoso e anti-estetico il portare l’intera struttura di guida a destra.

La Barchetta coupè in foto sembra un vero e proprio modello di produzione in quanto è stato assemblato dalla carrozzeria Maggiora già il produttore della barchetta.   Non appena che  Andreas Zapatinas aveva disegnato i primi schizzi della barchetta regolare, pensò subito anche a una coupé, ma la Fiat Auto, sotto la presidenza di  Paolo Canarella, respinto questa idea … Dato che la carrozzeria  Maggiora non dispone di una sufficiente capacità di produzione e la Fiat ha già una Coupé in catalogo , la vettura non sarà mai prodotta nè commercializzata  e, a mio avviso, è stato un vero peccato.  Un collezionista ha voluto comprare questo unico modello,  auto che gli ricordava le mitiche  Otto Fiat Ve (8V)!

Lancia Fulvia Remake

La Fulvia è un’automobile prodotta dalla casatorineseLancia dal 1963 al 1976 nel nuovo stabilimento di Chivasso con 3 tipi di carrozzeria: berlina 4 porte, coupé e coupé Sport Zagato.

Dalla non fortunatissima berlina derivò, nel 1965, un’elegante e sportiva coupé, che divenne un enorme successo commerciale, grazie alla bellezza della linea e, in un secondo tempo, all’impulso derivante dalle numerose vittorie nelle gare di rally, culminate con la conquista nel Campionato del Mondo nel 1972.Disegnata da Piero Castagnero ch s’ispirò (secondo le sue dichiarazioni) al motoscafo Riva, la Fulvia Coupé era una berlinetta sportiva a 2 posti più 2, dall’aspetto elegante, dalle finiture curate (come la plancia rivestita in vero legno) e dalle prestazioni sportive.

Realizzata sul pianale accorciato (il passo era di 2330mm, cioè di 150mm più corto) della berlina, la compatta coupé Lancia era spinta, al momento del debutto da una versione di 1216cc da 80cv del V4 a di 12°53’28”. L’alimentazione era a due carburatori a doppio corpo Solex, mentre il cambio (a 4 marce) aveva la leva a cloche tra i sedili.

Grazie al peso contenuto in 950kg, la piccola sportiva raggiungeva i 160km/h.

Incoraggiata dall’ottima tenuta di strada e dalle doti telaistiche della vettura, la Lancia introdusse subito (1966) un potenziamento a 88cv del motore sulla versione HF alleggerita con cofani e portiere in una speciale lega d’alluminio e magnesio denominata Peraluma. La carrozzeria venne alleggerita, grazie all’eliminazione dei paraurti, alla semplificazione dell’allestimento interno, all’utilizzo di lamiere più sottili nelle parti non strutturali e all’adozione di lunotto e vetri posteriori in plexiglas. Esteticamente la Coupé HF era riconoscibile per la banda verniciata giallo/blu su cofani e tetto e per l’elefantino sui parafanghi anteriori nonché la verniciatura in Amaranto di Montebello.

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Con l’introduzione del motore 1298 da 87 CV della Rallye 1,3 il motore della coupé 1,2 venne portato a 1231cc per uniformare il ciclo di produzione e l’offerta della motorizazione 1,2 venne mantenuta per motivi esclusivamente fiscali. Le nuove motorizzazioni vennero modificate nell’angolo di bancata, riducendolo a 12°45’28”, per ottenere un alesaggio maggiore. Era il preludio al lancio di una vera versione sportiva da far correre nei Rally, che avvenne l’anno successivo con la presentazione della versione Rallye 1,3 HF.

Le novità apportate all’HF, rispetto alla versione standard, furono molte e sostanziali e grazie ad una serie di modifiche (pistoni, albero motore, rapporto di compressione, carburatori), la potenza crebbe a 101cv.

La Lancia Fulvia, in versione coupé, entra oggi di diritto nella lista delle auto più ricercate e commerciate della sua epoca. Questo grazie sia al suo passato commerciale e soprattutto alle numerose vittorie Rally nelle competizioni internazionali che hanno reso questa versione una delle icone più riconosciute tra le automobili degli anni sessanta, tanto che il centro stile Lancia (diretto in quel momento da Flavio Manzoni) ha realizzato, nel 2003, una splendida concept car remake ispirata alla Fulvia coupé che ha ricevuto grandi apprezzamenti a livello internazionale.E

Porsche 989

La Porsche 989 è una 4-porte con prestazioni molto simili  a quelle della coupè ed è  una una  concept  creata  da Porsche nel 1988. Il veicolo non è mai stato prodotto.

Storia

L’ aumento delle vendite della Porsche 928, modello in catalogo durante la metà degli anni 1980,  spinse  i dirigenti Porsche a prendere in considerazione l’aggiunta, alla gamma, di un altro grande veicolo da gran-turismo sportivo, questa volta a 4 porte, che poteva essere molto più pratico  ma altrettanto potente ed emozionante e comunque  un’alternativa in più alla 928.

Ulrich Bez fu  messo a capo del progetto e  gli fu dato istruzioni che il veicolo devesse essere lussuoso e confortevole  ma, nel contempo,  offrire  una natura sportiva superiore a quello conseguita da altre berline di grandi dimensioni da Mercedes-Benz e BMW .  Bez progettò un nuovo motore anteriore, trazione posteriore con una piattaforma interasse di 2.826 mm (111,3 in) e di potenza proveniente da un nuovo 80 gradi, raffreddato ad acqua V8 motore con una potenza di circa 300 CV (220 kW; 300 CV ), è emersa una certa discrepanza per quanto riguarda la cilindrata del motore , che viene segnalato come tra 3,6 e 4,2 litri.

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Dopo che nel settembre 1991 Ulrich Bez lasciò la  Porsche, il progetto perse slancio. La grave crisi di vendite della 928  fecero ripensare i dirigenti Porsche circa la fattibilità del  progetto e i bassi profitti globali nel corso del 1989-1991 stavano a significava che il modello sarebbe stato molto più rischioso per la sua realizzazione   di quello che era stato previsto durante lo sviluppo.  Nel gennaio 1992, lo sviluppo fu interrotto completamente. Anche se i funzionari Porsche inizialmente sostennero  che l’unico prototipo fu distrutto, cambiarono la versione dicendo che si trova nei loro depositi. Una fotografia  del prototipo (colore argento, cerchi da 17 pollici Cup II, non registrati targa BB-PW 989) è pubblicato nella rivista tedesca Classic Car Motor Klassik  . Pure Autoweek  ha denunciato l’esistenza del prototipo. Sicuramente possiamo considerare la 989 è l’antesignana dell’attuale Panamera che, certamente, avrà molto più fortuna della “mai nata” 989.

Alfa Romeo Nuvola

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L’Alfa Romeo Nuvola è una concept car prodotta dalla casa automobilistica italiana Alfa Romeo ed esposta al salone dell’auto di Parigi nel 1996.

Il contesto

La vettura è un coupé a 2 posti, basato su un telaio meccanizzato autoportante, architettura che permette di ottenere diverse soluzioni volumetriche, rendendo la Nuvola non solo un esercizio di stile ma anche la base per un innovativo concetto di versatilità del veicolo abbattendo costi di produzione permettendo di ricavare veicoli con carrozzeria totalmente diversa pur mantenendo un unico telaio di partenza.

Questa filosofia venne accolta con molto stupore dal pubblico, era molto difficile credere che da quel coupé sportivo a due posti secchi poteva essere ricavata una station wagon partendo dallo stesso telaio. Questa soluzione progettuale al giorno d’oggi è sempre più usata dalle case automobilistiche che puntano su diversi mercati e quindi presentano molti modelli di segmento diverso, anche se fra modelli molto più vicini di segmento e dimensioni fra loro rispetto alle ambizioni del “concetto Nuvola”.

Il Design

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Il disegno del corpo vettura è stato realizzato dal centro stile Alfa Romeo, al suo tempo supervisionato da Walter De Silva, a questo concept partecipò attivamente Wolfgang Egger insieme a Carlo Giavazzi e Filippo Perini ( per gli esterni) Arcangelo Jeker e Daniele Masera (per gli interni) e altri membri del centro stile. La vettura venne presentata di color azzurro poiché l’ingegnere Paolo Cantarella, a quel tempo amministratore delegato del gruppo Fiat decise di non voler esporre questa vettura con il classico rosso Alfa, di conseguenza si scelse “l’azzurro nuvola” anch’esso molto presente nella tradizione cromatica dell’azienda milanese.

Il nome Nuvola fu dato alla vettura per ricordare il pilota automobilistico Tazio Nuvolari, dal cui cognome appunto è stata presa ispirazione per la denominazione della vettura, oltre che dall’idea di leggerezza e quindi velocità, nonché dalla sua capacità di cambiare forme rapidamente (per rifarsi alla soluzione adottata per il telaio) che il nome Nuvola racchiude al suo interno.

Caratteristiche tecniche

Le dimensioni dell’Alfa Romeo nuvola sono 4.286 mm di lunghezza e 1.859 di larghezza, ha un passo di 2.600 mm e le carreggiate sono di 1.577 mm l’anteriore e di 1.602 la posteriore. Il motore 6 cilindri a V è un 2,5 l (2492cc) di cilindrata twin-turbo 60 gradi in posizione anteriore abbinato ad un cambio manuale a 6 rapporti, in grado di erogare 300 CV a 6000 giri e 386 Nm a 3000 giri. La trazione è a 4 ruote motrici.

La velocità massima dichiarata dalla casa è di 280km/h capace di arrivare a 100 km/h da fermo in circa 6 secondi.

BMW Z 29

Era stata annunciata come “secret car” per il Salone di Londra, dove però non era presente; ora da Auto Motor und Sport alcune notizie sulla BMW Z29, una coupé esteticamente ispirata alla Z4 ma con caratteristiche differenti. L’obiettivo principale è la riduzione del peso, con il mantenimento di un’elevata rigidità strutturale, grazie innanzi tutto alla monoscocca in fibra di carbonio ed ad un telaio “space frame” in alluminio.
 
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Tutto è stato concepito per alleggerire la struttura: dalle portiere “modulari” ad apertura ad ala, così leggere da poter essere fissate su un solo cardine, alla finestratura; dagli allestimenti interni al sottoscocca. Perfino il design della carrozzeria è mirato, più che ad affinare l’aerodinamica, ad “eliminare” le parti superflue, ad esempio agli angoli della vettura. Alla fine, la Z29 motorizzata con il motore BMW M3 da 343 cv pesa 1.160 kg, scatta da 0 a 100 km/h in 4,4 secondi e raggiunge una velocità massima di 270 km/h. Non è prevista, però, una produzione in serie: la Z29 dovrebbe rimanere un esemplare unico, anche se elementi, materiali e soluzioni del prototipo potranno ritrovarsi nel prossimo futuro in alcune vetture del gruppo. http://www.autopareri.com/forum/bmw/32441-mai-nate-bmw-2.html

ALFA PROTEO

L’ Alfa Romeo Proteo è un prototipo di auto Coupé-Cabriolet presentato dall’Alfa Romeo nel 1991, disegnato da Walter De Silva.

Derivata dalla 164 presenta comunque grosse differenze estetiche e tra le sue particolarità vi sono le quattro ruote sterzanti e la presenza di un tettuccio ripiegabile totalmente trasparente.

Nonostante il buon riscontro del pubblico l’auto non venne mai prodotta in serie, ma detterà comunque le linee stilistiche dei modelli della casa per gli anni novanta a partire da quelle dell’Alfa Romeo GTV.

Il modello è custodito presso il Museo Storico Alfa Romeo di Arese.

Caratteristiche tecniche

  • Tipo motore V6
  • Cilindrata (cc) 2959
  • Potenza (cv) 260
  • Velocità massima (km/h) 250

Alfa Romeo GT Cabrio – (2003)

I designer di Bertone pensarono alla Alfa Romeo GT Cabriolet come ideale rivale di BMW Serie 3 e Mercedes CLK, dunque una vera e propria cabriolet con rarissimi precedenti nella storia del marchio e praticamente nessuno nella storia più recente. Fra le frecce nel suo arco la convertibile col Biscione sul cofano avrebbe avuto un’abitabilità addirittura migliore della GT Coupé e quei quattro posti che avrebbero potuto sedurre anche la clientela femminile, almeno quella più… chic. Il prototipo ritratto in fotogallery è equipaggiato con il propulsore 2000 Twin Spark, ma il progetto originario avrebbe previsto l’adozione dei più moderni benzina 2.0 JTS da 165 CVV6 3.2 litri da 239 CV, le stesse due unità offerte al debutto della GT.

alfa romeo gt cabrio bertone retro

L’aggravio di peso rispetto alla coupé non sarebbe poi stato eccessivo, nell’ordine dei 100 kg rispetto ai circa 1.400 kg della GT con motorizzazione 4 cilindri, grazie all’adozione di una capote in tela ad azionamento elettrico, ragion per cui l’accelerazione 0-100 km/h si sarebbe mantenuta sotto i 7 secondi e le sue doti di handling assimilabili a quelle, molto apprezzate, della “sorella” con tetto chiuso. Sarebbe stata poi una cabrio abbastanza pratica, grazie anche ad un bagagliaio di 245 litri, dunque abbastanza capiente rispetto alla media del segmento. Andò come andò, cioè con un nulla di fatto come accaduto qualche anno prima con la Lancia Kayak del 1995 (poi “evolutasi” nella K Coupé) e la Alfa Romeo Bella del 1999, una 2+2 che puntava anch’essa al connubio comfort-sportività, da realizzarsi su base Alfa 166. 

Che conseguenze ha avuto il naufragio del progetto GT Cabriolet? Sulla storia di Alfa è difficile stabilirlo, anche se i numeri dicono che nei suoi sette anni di vita (dal 2003 al 2010), l’Alfa GT è riuscita a totalizzare oltre 80.000 clienti, mentre la Spider, commercializzata dal 2005 al 2010, si è fermata a quota 12.000. Per Bertone fu invece l’ennesima delusione: dopo aver esaurito la produzione dell’Opel Astra Cabrio e Coupé di fatto la produzione nei suoi stabilimenti si fermò, fatta eccezione la parentesi delle 2.000 MINI GP prodotte nel 2006. Senza altre commesse per mandare avanti gli stabilimenti piemontesi, di lì a pochi anni il ridimensionamento dell’azienda fu inevitabile.

http://www.omniauto.it/magazine/15647/alfa-romeo-gt-cabriolet-bertone-immagini

LANCIA KAYAK – (1996)

La Kayak, presentata per la prima volta al Salone di Ginevra del 1995, rappresenta l’interpretazione di Bertone per un moderno coupé Lancia in linea con la tradizione della Casa. L’auto riprende in chiave moderna i canoni stilistici del coupé all’italiana, quelli delle grandi auto degli anni Cinquanta e Sessanta. Coerente con lo spirito di sfida aperta alle contrarietà dei tempi che da sempre ha animato il lavoro di Nuccio Bertone, Lancia Kayak si propone di rileggere il passato in chiave moderna. Durante l’esposizione di Ginevra, la Kayak si pone come linea di confine fra ciò che ha reso grande il passato automobilistico italiano, e la rinascita moderna del gusto per la cabriolet e il coupé.

lancia kayak bertone lato

Al Salone di Torino del 1996, Bertone presenta un prototipo funzionante su base Lancia K, volutamente caratterizzato da una volumetria che riprende i canoni classici della scuola carrozziera partenopea. Viene cambiata alla base l’impostazione stilistica delle auto a trazione anteriore. Si torna, quindi, al lungo cofano che evoca grandi motori e alte velocità, all’abitacolo con quattro posti secchi, molto luminoso e raccolto, alla coda corta e spiovente, ben raccordata con la fiancata. È il vero coupé all’italiana, dalle linee tese e armoniose, di cui proprio Lancia è stata in passato interprete sublime. Una Aurelia B20 del 2000.

ALFA ROMEO 155 SPORT WAGON

Non tutti sanno che dopo la 33 Sport Wagon, in casa Alfa Romeo vennero progettate la 75 e poi la 155 Sport Wagon che, però, rimasero solo prototipi.
La 155, in particolare, fu progettata dallo svizzero Franco Sbarro al Motor Show di Ginevra del 1994.
L’esemplare, un 2.0 cc., 4 cilindri Turbo Q4, capace di prestazioni di 225 km/h e accelerazione da 0-100 km/h in 7 secondo rimase solo un prototipo.

LAMBORGHINI RAPTOR – (1996)

La Raptor Zagato è una concept car biposto presentata dalla Lamborghini al Salone di Ginevra del 1996. L’auto è stata progettata da Zagato e Alain Wicki utilizzando come base di partenza una Diablo, era stata programmata una produzione in 50 unità di cui si dice che 3 vennero prevendute alla chiusura del salone di Ginevra del 1996. Il modello venne creato con l’ausilio dei sistemi CAD/CAM permettendo a Zagato di avere un prototipo in meno di 4 mesi, saltando così la tradizionale parte della costruzione di un modellino in scala.

L’unico esemplare esistente è stato venduto all’asta per 350.000 Franchi, ovvero 216,371.88 $, nel 2000 al Salone di Ginevra ad un collezionista americano da Brooks Europe, casa d’aste proprietaria di Bonhams . Rispettando la lunga tradizione di memorabili show-car, perfettamente funzionanti e quindi guidabili, Zagato realizza la Raptor, con meccanica Lamborghini (V12), su richiesta di Mike Kimberley, allora a capo della Casa di Sant’Agata Bolognese. Non si tratta di una semplice dream car, ma, come sempre, di una proposta la cui realizzazione in piccole serie può essere fattibile ed omologabile. Eletta “Best Concept” al Salone di Ginevra del 1996, la Raptor è tra i primi esperimenti di utilizzo dei sistemi virtuali a supporto e/o in alternativa alla costruzione di mock-up e concept fisici.

http://sbarro.perso.neuf.fr/voitures/alfa155sportwagon/alfa155gb.html

ALFA ROMEO KAMAL (2003) – VIDEO

L’Alfa Romeo Kamal è un concept automobilistico disegnato dal centro stile Alfa Romeo ed ingegnerizzato dall’Elasis, presentato al salone dell’auto di Ginevra nel marzo del 2003. L’autoveicolo fu ideato per sintetizzare due concetti apparentemente opposti fra loro, ovvero sportività ad utilità, nella concezione di SUV che sempre più si stava diffondendo all’interno del mercato automobilistico. Il nome ha origine araba e significa appunto sintesi degli opposti.

La vettura ha dimensioni relativamente compatte e una linea molto sportiva, data sia dalla particolare disposizione dei volumi, sia dalle linee che caratterizzano il profilo estetico.

Il corpo vettura, pur essendo rialzato da terra, ha un baricentro più basso rispetto agli altri SUV, migliorando il coefficiente di resistenza aerodinamica e la stabilità, e quindi le prestazioni. Vengono mantenuti i tratti caratterizzanti delle auto sportive e le proporzioni tendenzialmente attribuibili ad una gran turismo, padiglione arretrato e volume frontale piuttosto lungo (il cofano copre un terzo dell’intera lunghezza del veicolo) quindi distanziandosi da una tradizionale linea da monovolume.

Nella parte posteriore, pur essendo un volume relativamente grande rispetto alla parte anteriore, la Kamal mantiene un’impronta stilistica sportiva, i gruppi ottici posteriori si presentano con un profilo molto semplice e in posizione molto alta, a filo con il lunotto, il quale ha il distinguibile profilo a V che caratterizza i modelli a due volumi Alfa Romeo, come l’Alfa 145 e l’Alfa 147 e quindi anche la Kamal.

Caratteristiche di utilità

Il prototipo è dotato di 4 porte più il portellone posteriore, i quattro sportelli si aprono a libro, quindi i due anteriori controvento e i due posteriori a vento, favorendo così l’accesso al veicolo, non solo per l’accesso ai sedili posteriori dei passeggeri ma anche per eventuale carico e scarico di materiali ingombranti. Altre soluzioni adottate per aumentare l’accessibilità del veicolo sono la possibilità di aprire illunotto posteriore indipendentemente o insieme al portellone, la parte inferiore del baule si abbassa andando a filo con il piano di carico, il quale è dotato di un’eventuale rampa a ribalta in grado di arrivare fino a terra per facilitare il carico di merci. la capacità stimata del bagagliaio sono 400 litri, espandibili grazie al classico sistema dei sedili posteriori ribaltabili a scomparsa.

Forse forse … questa ce la facciamo a vederla

Caratteristiche tecniche e meccaniche

La vettura è lunga 435cm, per un’ampia larghezza di 186cm e un’altezza di 162cm. La trazione della Kamal è integrale permanente dotata di tre differenziali a tecnologia Torsen e sospensioni anteriori e posteriori a quadrilateri. A0239

Il concept è dotato di un motore V6 di 3179 Cm³ che eroga una potenza di 250cv, trattasi dello stesso motore della 147 GTA, la velocità massima indicativa dichiarata è di 200km/h.

2003_Alfa_Romeo_Kamal

Coming soon….nuovi modelli…. .

Articolo in collaborazione con: http://autoemotodepoca.altervista.org

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3 Risposte a “Storia dell’auto: LE MAI NATE – (ANNI 90)”

    1. Bella idea….potrei farlo molto presto. Tante sono le auto che, dentro di noi, non hanno mai cessato di esistere….Ci penso su 🙂

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