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ELECTRIC DELIGHT / ON THE ROAD AGAIN – Rockets – (1978/1979)

Rockets

ROCKETS

Rockets sono stati un gruppo musicale francese molto famoso in Italia tra gli anni settanta ed ottanta per successi quali Future Woman, Space Rock, One More Mission, Electric Delight e soprattutto la cover On the Road Again, ancor oggi udibile in radio, e Galactica, vero e proprio tormentone del 1980. Il loro genere iniziale era rock, definito subito dalla stampa “space-rock” per le venature fantascientifiche dei testi e dell’aspetto scenico, e per le sonorità elettroniche ed aliene.

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Rockets sono stati un gruppo musicale francese molto famoso in Italia tra gli anni settanta ed ottanta per successi quali Future Woman, Space Rock, One More Mission, Electric Delight e soprattutto la cover On the Road Again, ancor oggi udibile in radio, e Galactica, vero e proprio tormentone del 1980. Il loro genere iniziale era rock, definito subito dalla stampa “space-rock” per le venature fantascientifiche dei testi e dell’aspetto scenico, e per le sonorità elettroniche ed aliene.

La line-up del gruppo nel periodo di maggiore attività (1977-1982) era costituita dal frontman/cantante Christian Le Bartz, dal chitarrista Alain Maratrat, dal bassista e cantante Gerard L’Her, dal tastierista Fabrice Quagliotti e dal batterista Alain Groetzinger. Sesto elemento può essere considerato il produttore francese Claude Lemoine, che li creò e contribuì sostanzialmente a definirne il “sound”.

I Rockets sono ricordati per vari motivi   

  • Si presentavano alle loro esibizioni come dei veri e propri extraterrestri, ricoprendosi il viso con una speciale crema argentea e vestendosi con delle tute in tessuto argenteo dal design fantascientifico;
  • Il loro suono faceva larghissimo uso di elettronica, pur includendo anche basso, chitarra e batteria tradizionali.
  • I loro concerti erano caratterizzati dall’utilizzo di spettacolari effetti visivi (raggio laser e fumi), artifizi pirotecnici, come bombe e bazooka spara fiamme. Furono fra i primi, nel dicembre 1977, ad inserire l’effetto delle luci laser nei loro concerti (insieme ai Pink Floyd e ai Genesis e prima dei Pooh);
  • Assumevano movenze e sembianze da robot, e per questo accade spesso che vengano accomunati al gruppo tedesco dei Kraftwerk.

Le Origini: il grande successo del “periodo argentato”

Fabrice-Quagliotti-1978-Photo-by A. D Andrea_LesROCKETS.com
Fabrice Quagliotti 1978 – Photo-by A. D Andrea @ LesROCKETS.com

Il primo album dei Rockets è l’omonimo lavoro del 1976 (uscito l’anno seguente nel resto d’Europa). Il disco è anche conosciuto familiarmente come Future Woman dal nome del brano-guida, presente in due versioni differenti che aprono e chiudono il disco. È anche conosciuto come il “Disco Verde”, dal cromatismo prevalente in copertina.

Già in quell’anno il loro look spaziale, argenteo e alieno, è completo: usano costumi in lamé di taglio assolutamente fantascentifico, chitarre e bassi fatti costruire in forma di stella, sole o altri simboli arcani; l’uso del vocoder non è ancora arrivato ma le voci sono già fortemente elaborate da sembrare provenienti da altri mondi; negli spettacoli fanno uso di fumi, luci e pirotecniche non comuni in gruppi di piccolo calibro. L’unico pezzo che crea un certo movimento in radio è il sopracitato Future Woman.

Rockets on the road again copertina

Il secondo album (1978) porta il nome del brano che a tutti gli effetti li lancerà come pezzi da novanta delle classifiche centro-europee: On the Road Again. La base è un vecchio pezzo blues dei Canned Heat, blues band del Sud degli USA, pezzo che i Rockets interpretano secondo il loro caratteristico stile, facendone un tormentone disco-psichedelico che vende uno spropositato numero di copie ed è ballato in tutte le discoteche nell’estate 1978.  Nel 1978 i Rockets, si può dire, “emigrano” in Italia.

Il produttore Maurizio Cannici, boss della CGD-Messaggerie Musicali, storica etichetta italiana, si “innamora” di loro e riesce quasi a trapiantarli, con l’effetto che dall’estate 1978 in poi i Rockets saranno presenti in pianta stabile sul nostro territorio molto più di quanto non lo siano nella stessa Francia o nel resto d’Europa. L’operazione commerciale di Cannici sortisce ottimi risultati: i Rockets in Italia arrivano subito in TV, e le vendite dei dischi, le presenze ai concerti e sulle riviste sono pari a quelle dei più grandi calibri della musica internazionale.

Les-Rockets
ROCKETS, 1978 – Photo by Claudio V. © LesROCKETS.com

I Rockets, per nulla intontiti dal successo, lavorano molto bene, velocemente e in maniera molto competente: nel 1979 esce il loro disco di maggior successo, Plasteroid, che aumenta ed espande il lavoro fatto sul disco precedente. Qui la produzione è ancora più decisa; i suoni più ricercati e percussivi; gli strumenti sono di più, meglio suonati e meglio registrati; l’elettronica è quanto di meglio offrisse la tecnologia analogica di quel tempo (gli strumenti digitali non erano ancora disponibili e si lavorava solo in analogico), ma è anche ben calibrata e non ossessiva. Plasteroid è unanimemente considerato il loro lavoro migliore, e il più rappresentativo in senso globale; le canzoni sono scritte quasi tutte a quattro mani: dal bassista Gerard L’Her, che di solito le canta anche tutte, e dal chitarrista Alain Maratrat. Contribuiscono anche gli altri tre in misura marginale.

Rockets electric delight copertina

I testi, nella stragrande maggioranza, parlano di visioni di un mondo futuro, di possibilità tecnologiche e umane, di desiderio di altri mondi su cui ricominciare.

Durante il 1979 i Rockets cambiano ancora una volta i costumi usati (lo avevano fatto già prima di On the Road Again e prima di Plasteroid) e lo show dal vivo cresce a misura di stadio: i laser sono molto potenti ed in numero notevole, e gli artifici tecnici di scena si sprecano.

Ma il culmine doveva essere raggiunto verso l’inizio dell’anno 1980, quando inizia il tour italiano, e il palco deve ora ospitare due enormi conchiglie contenenti le intere postazioni di tastiere e batteria, e due grandi uova contenenti il chitarrista e il bassista: queste quattro grosse e complesse macchine scenografiche si aprono ad inizio spettacolo in un tripudio di fumo, luci e laser sulle note della prima canzone. Alla fine del concerto, si richiudono con dentro i musicisti. A0514

Testo tratto e modificato: http://it.wikipedia.org/wiki/Rockets

Foto tratte dal sito: http://www.lesrockets.com

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