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NON CI RESTA CHE PIANGERE – Benigni Troisi – (1984)

Non ci resta che piangere

La famosa scena della Dogana – Clicca Qui

VIDEO 5 – Una scena tagliata – Clicca 

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Non ci resta che piangere 

non ci resta che piangere scena

Non ci resta che piangere è un film scritto, diretto e interpretato da Roberto Benigni e Massimo Troisi.

Il film, l’unico realizzato in coppia dai due autori, ebbe un enorme successo al botteghino ed ha realizzato il maggior incasso dell’anno 1984 – 1985, pari a 15 miliardi di lire.

Nel 2002 è uscita un’edizione in DVD con un contenuto extra inaspettato: una nuova versione del finale del film della durata di 39 minuti anziché dei 21 minuti noti. 

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Nel 1984 si definisce uno dei più felici matrimoni artistici che il cinema italiano ricordi: l’irriverente e scoppiettante Benigni e l’introverso e malinconico (o malincomico?) Troisi decidono di realizzare un film insieme. Ne verrà fuori questo“Non ci resta che piangere”. La trama è molto semplice: un maestro di elementare (Benigni) e un bidello della stessa scuola (Troisi) come per incanto si ritrovano catapultati nel 1492 a seguito di un violento temporale. I nostri inizialmente si sentiranno vittime di un brutto scherzo, ma dopo sarà il solo Benigni ad accettare la nuova realtà e convincerà l’amico a intraprendere un lungo viaggio verso Palos in Andalusia per fermare Cristoforo Colombo e non permettergli di scoprire l’America (proprio quell’America che gli consegnò gli OSCAR!!!).

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Troisi e Benigni si calano nel ruolo di viaggiatori del tempo con leggerezza ed umorismo, la loro interpretazione è così spontanea e naturale da far ridere persino nelle pause e nei silenzi, nei piccoli gesti e nella mimica facciale e del corpo. Semplice, divertente, anemico, senza spessore, mette a frutto tutta la simpatia e l’estro dei 2 protagonisti, autori (con Giuseppe Bertolucci) attori-registi

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Le gag irresistibili sono innumerevoli: il predicatore che ricorda a Troisi che un giorno morirà, la lettera scritta a Savonarola che omaggia chiaramente Totò e Peppino, e soprattutto l’incontro con Leonardo Da Vinci (l’avvocato di Johnny Stecchino) in cui si fingono dei colleghi scienziati per spiegargli alcune invenzioni della nostra epoca. Nonostante le loro spiegazioni incomprensibili e dopo essere stato ridicolizzato, Leonardo tempo dopo inventerà il treno, illudendo i due protagonisti di essere tornati nel ‘900.

Edita  (Primo finale)

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I 2 protagonisti mentre cercano di insegnare a Leonardo da Vinci invenzioni e concetti contemporanei

Astriaha sviene davanti a loro, Saverio cerca di soccorrerla, ma Mario lo convince a scappare, durante il viaggio incontrano Leonardo Da Vinci (Paolo Bonacelli), e cercano di proporgli concetti ed invenzioni a lui ancora sconosciute (la corrente, il treno, il termometro, il capitalismo, il lapsus, il complesso di Edipo, il semaforo e persino il gioco della scopa), col patto di dividere equamente eventuali guadagni, ma, apparentemente, il genio sembra non comprendere e lo salutano, non senza un po’ di delusione.

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In una taverna i due rincontrano Astriaha, la quale racconta loro che il suo compito era impedire l’arrivo in Spagna di qualunque straniero, per garantire la partenza delle navi di Colombo. A queste parole i due rimangono di soprassalto: “Colombo è già partito?!” e si precipitano in riva all’oceano. La motivazione per cui Saverio non voleva far partire Colombo diventa più generica, in quanto aveva sentito sua sorella (fidanzata con un americano) pronunciare “OK!”. I due riprendono la strada e, con stupore, vedono il fumo di una locomotiva. Convinti di essere tornati nel Novecento, scoprono a malincuore che il macchinista è Leonardo che ha fatto tesoro dei loro insegnamenti, e che vedendo il loro disappunto, li rassicura sui proventi dell’affare da dividere in parti uguali: “per carità! 33, 33 e 33”.

Le due versioni si riallacciano nella scena della corsa sulla spiaggia, mentre la scena della locomotiva compare solo nella versione edita, dato che nella prima versione Leonardo non compare.

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Inedita  (Secondo finale)

La ragazza dice che per colpa loro non dorme e non mangia da tre giorni e intima loro di tornare dal loro capo, Alonso. Mario e Saverio non sanno chi sia questo Alonso e cercano di discolparsi. La ragazza sviene, Saverio la soccorre e subito se ne innamora. Rinvenuta, Astriaha obbliga i due a seguirla da suo padre. Saverio la corteggia continuamente, ma lei non sembra corrispondere, anzi. Una notte raggiunge Mario in una stalla e fanno l’amore. Saverio li vede e la mattina dopo, disperato, decide di vendicarsi. Mentre Mario si riposa vicino ad un fiume, Saverio parla a Astriaha e le confida che Mario è veramente un uomo di Alonso.

La donna, sdegnata, fugge. Mario si arrabbia, i due litigano, si picchiano, si rincorrono fino ad arrivare ad una spiaggia. Insieme chiamano il nome di Colombo a squarciagola, ma scoprono che le tre caravelle sono già partite. Sconsolato, Saverio rivela a Mario il vero motivo per cui voleva fermare il navigatore: “Fred, il fidanzato della mia sorella, era americano, era uno della NATO di Pisa. Se io, per 5 minuti, riuscivo a fermare Colombo, quell’imbecille non nasceva, e la mia sorella stava bene”. (142 minuti circa)

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Non ci resta che piangere – Curiosità

  • Benigni e Troisi chiesero un po’ di tempo per stendere il copione; decisero di ritirarsi a Cortina d’Ampezzo, a spese della produzione. Dopo un mese i due, non avendo trovato ancora lo spunto giusto, chiesero di trascorrere un certo periodo al mare; non ancora pronti, andarono per un certo periodo in Val d’Orcia. Alla fine si presentarono con due appunti: ci perdiamo nel medioevo, andiamo a fermare Cristoforo Colombo.

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  • I due comici, a metà film, avevano girato talmente tanto materiale superfluo che furono costretti a cancellare alcuni episodi, come ad esempio quello che avrebbe dovuto far indossare all’amico comune Marco Messeri i panni di Savonarola.
  • La locomotiva che appare nel finale è uno degli ultimi tre esemplari conservati funzionanti delle locomotive del Gruppo 400 delle Ferrovie Calabro Lucane.
  • Benigni e Troisi in un’intervista hanno dichiarato che la celeberrima scena in cui passano la dogana è stata girata più e più volte perché non riuscivano a restare seri. Addirittura la coppia ha dovuto rinunciare a girare tale scena come da copione ed è così rimasta quella che tutti possiamo vedere, con i protagonisti che ridono a crepapelle. A1507 
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