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Incendio del CINEMA STATUTO – (13/02/1983)

CINEMA STATUTO

cinema statuto torino 1983

Quello che accadde – Clicca Sopra


 

L’ incendio del Cinema Statuto di Torino ebbe luogo il 13 febbraio 1983: si trattò di un grave disastro poiché in esso perirono 64 persone per intossicazione da fumi e per ustioni: la più giovane delle vittime aveva 7 anni, la più anziana 55. Il cinema, che prendeva il nome dalla vicina piazza Statuto, era sito in Via Cibrario 16-18.

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Al momento dell’incendio, nel cinema era in proiezione il film La capra, con Gérard Depardieu. Stando alle dichiarazioni del proprietario del cinema, le fiamme si sarebbero propagate partendo da una tenda.

Le vittime, sebbene avessero tentato la fuga, trovarono le uscite di sicurezza chiuse non riuscendo così a sfuggire alle esalazioni di acido cianidrico, prodotto della combustione del tessuto delle sedie e dal rivestimento plastico delle pareti.

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Raimondo Capella, il proprietario del cinema al tempo dei fatti, fu condannato a otto anni in primo grado e a due anni in secondo grado, oltreché risarcire i parenti delle vittime con una somma di 3 miliardi di lire; inoltre tutti i suoi beni vennero sequestrati. Dal giorno della tragedia il Cinema Statuto non riaprì mai. Fu considerata la più grande strage verificatasi dal dopoguerra a Torino.

Attualmente il Cinema Statuto non esiste più, è stato abbattuto sul finire degli anni novanta per costruire un condominio. Pochi metri più avanti, sulla via Cibrario, è stata intitolata un’aiuola a memoria delle vittime.

Dinamica degli eventi 

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Poco prima delle ore 18, quando da poco era iniziata la proiezione del film, ed in sala tra galleria e platea erano presenti un centinaio di persone (va considerato che il film era alla tredicesima settimana di proiezione) un’improvvisa fiammata (i sopravvissuti parleranno di aver udito un tonfo sordo, simile all’accensione di una stufa) causata da un corto circuito incendia una tenda che separa il corridoio di accesso di destra dalla platea; cadendo la stessa appicca il fuoco alle poltrone delle ultime file tagliando in questo modo un importante via di fuga che, comunque, alcuni riusciranno lo stesso a guadagnare. Gli altri spettatori, terrorizzati, si rovesciano in massa sulle uscite di sicurezza le quali però, tranne una che si aprirà, sono tutte chiuse. Dall’esterno si odono le urla e le richieste di aiuto, alcuni spettatori della platea riescono a raggiungere l’atrio della biglietteria dove è presente il proprietario del cinema che cerca inutilmente di calmare gli animi temendo un’ondata di panico collettiva.

Cinema Statuto soccorsi

A questo punto vengono compiuti una serie di errori che risulteranno determinanti: saltata l’illuminazione principale, non vengono accese le luci tramite l’interruttore ausiliario che si trova dietro la cassa e la proiezione non viene interrotta, sempre secondo la ricostruzione, nel tentativo di contenere il panico. Le conseguenze saranno catastrofiche perché in galleria non viene percepito subito il pericolo se non quando il fumo la invade;

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chi riesce a rendersi conto della situazione si dà alla fuga, una parte attraverso l’accesso di sinistra che dà sull’atrio ma nessuno riuscirà a raggiungerlo, si conteranno qui quasi quaranta morti; un’altra parte si rovescia in quello di destra che invece porta ai bagni dai quali non riusciranno più ad uscire. Altri spettatori verranno trovati morti ancora seduti in poltrona. Comune a tutte le vittime il viso annerito dal fumo tossico scatenato dall’incendio che ha trasformato la galleria in una camera a gas.

Conseguenze 

L’incendio del Cinema Statuto diede origine ad una revisione completa della normativa italiana per la sicurezza contro gl’incendi nei locali pubblici, cinematografi in particolare. Si va dall’obbligo dell’utilizzo di materiale ignifugo per tendaggi, coperture di sedili, ecc. alle norme di sicurezza per gl’impianti elettrici, le vie di fuga, e così via.A0399

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