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IL MOBY PRINCE VA A FUOCO – (10/04/1991)

Moby Prince
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Quei drammatici momenti – Clicca Sopra 

VIDEO 2  – Gli interni devastati dal fuoco – Clicca  

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Moby Prince

Al nome della nave traghetto Moby Prince, della compagnia di navigazione privata Nav.Ar.Ma, è legata la più grave tragedia che abbia colpito la Marina mercantile italiana dal secondo dopoguerra. La tragedia, avvenuta poco al largo del Porto di Livorno la sera del 10 aprile 1991, coinvolse lo stesso Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo, con la quale il traghetto entrò in collisione.

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Il caso vuole che l’incidente Moby Prince – Agip Abruzzo sia anche uno dei due maggiori disastri ambientali nei mari italiani e che entrambi questi eventi si siano verificati nel mese di aprile del 1991: l’esplosione (che poi ha portato al naufragio) sulla petroliera Amoco Milford Haven al largo di Voltri si è infatti verificata la mattina del 11 aprile 1991, neanche 10 ore dall’incidente del Moby Prince.

Morirono nel rogo successivo allo scontro tra il traghetto e la petroliera Agip Abruzzo tutte le 140 persone a bordo del Moby Prince, equipaggio e passeggeri, tranne il giovane mozzo napoletano Alessio Bertrand.

Il 28 maggio 1998, la nave (posta sotto sequestro) affondò nelle acque del Porto di Livorno mentre era ormeggiata alla banchina; in seguito fu recuperata, per poi essere avviata alla demolizione in Turchia.. 

Incidente

Alle ore 22:03 del 10 aprile 1991, il traghetto Moby Prince, in servizio di linea tra Livorno e Olbia, mollò gli ormeggi per la traversata. A bordo era presente l’intero equipaggio, formato da 65 persone agli ordini del comandante Ugo Chessa e 75 passeggeri. Il traghetto, durante la percorrenza del cono di uscita del porto, colpì con la prua la petroliera Agip Abruzzo, penetrando all’interno della cisterna numero 7, contenente circa 2700 tonnellate di petrolio Iranian Light.Alle ore 22:25, il marconista di bordo lanciò il Mayday dal VHF portatile, e non dalla postazione radio, dato che, come stabilito anche dal punto in cui fu ritrovato il cadavere, al momento dell’impatto non si trovava in sala radio.

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Parte del petrolio fuoriuscì allargandosi in mare e incendiandosi, mentre la parte di petrolio sopra il livello di galleggiamento della petroliera venne spruzzato sul Moby Prince, incendiandolo.

Non è possibile stabilire esattamente quanto greggio sia stato “spruzzato” sul Moby, secondo l’ingegnere Del Bene, nominato come consulente di Parte civile nel processo, si trattò di una quantità compresa tra le 100 e le 300 tonnellate.

Dopo lo scontro, la petroliera accese i motori e si disincagliò dal traghetto, favorendo però con lo spostamento, una maggiore fuoriuscita del petrolio.

L’incendio sprigionatosi all’esterno della nave probabilmente penetrò all’interno del traghetto a causa della rottura di due coperchi che separavano la coperta prodiera dal garage superiore (probabilmente fino al locale eliche di prua).

Rogo del Moby Prince

Tuttavia l’incendio non si propagò subito a tutta la nave, in quanto il Moby Prince era provvisto di paratie tagliafuoco per impedire la propagazione delle fiamme. Si stima che le fiamme siano arrivate all’altezza del salone De Lux (dove sono state ritrovate gran parte delle 140 vittime) in un tempo sicuramente superiore alla mezz’ora. I soccorsi partirono in mare solo dopo le ripetute richieste di aiuto da parte dell’Agip Abruzzo. Il relitto della Moby Prince non venne individuato fino alle ore 23:35. Il Moby Prince, con i motori ancora in funzione, percorse ancora alcuni metri, allontanandosi dal punto d’impatto e iniziando a girare in senso circolare  e rendendo ancora più difficoltosa la sua individuazione.

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Si appurò, in seguito, che l’equipaggio fece sistemare, in attesa dei soccorsi (attesi in brevissimo tempo, visto la vicinanza delle banchine del porto), gran parte dei passeggeri nel salone De Lux posto a prua della nave e dotato di pareti e porte tagliafuoco. Le fiamme provenivano appunto dalla parte anteriore della nave e, raggiunto il salone, lo “scavalcarono”, passando intorno e infiammando tutti gli arredi e le strutture circostanti al suo perimetro. In questo modo il salone De Lux si trovò esattamente al centro dell’incendio e, quando l’equipaggio si accorse del ritardo dei soccorsi, non fu più possibile evacuare le persone dall’uscita posteriore del salone, tanto meno da quella anteriore, già luogo di provenienza delle fiamme.

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Gli esami tossicologici rilevarono inoltre un elevatissimo tasso di monossido di carbonio nel sangue delle vittime, sintomo del fatto che in molti sopravvissero per ore (anche in stato di incoscienza) all’incendio, e non tutti quindi morirono a causa delle fiamme nel giro di pochi minuti dall’impatto.      

Un fattore che ha contribuito in maniera importante alla mortalità sul traghetto è stato di sicuro il fumo nero e denso originato dalla combustione del petrolio e dei materiali plastici, e in misura minore i gas prodotti dall’evaporazione del petrolio che, concentrati in ambienti ridotti come quelli di un traghetto, hanno aumentato il loro potere soffocante. Ad aggravare la presenza dei fumi e dei gas è poi intervenuto il sistema di aria condizionata e di aria forzata in circolazione sul traghetto, rimasto accesso durante tutto l’evolversi dell’incendio (fu trovato ancora in funzione il giorno dopo l’incidente), che ha distribuito il fumo e i gas tossici anche negli ambienti della nave non direttamente interessati dall’incendio.

 Grave ritardo nei soccorsi

I soccorsi tardarono in maniera decisiva negli interventi di salvataggio dei passeggeri del Moby Prince, anche perché in un primo momento tutti i mezzi di soccorso partiti dal porto di Livorno si concentrano sull’Agip Abruzzo (che viene raggiunta intorno alle 23:00, e sul quale nessun membro dell’equipaggio perderà la vita), in quanto per motivi mai accertati il Mayday del Moby Prince giunse via radio debolissimo e disturbato a causa di un improvviso calo di volume nelle comunicazioni tra Moby Prince e la Capitaneria di porto.  A1081

testo tratto e modificato:  http://it.wikipedia.org/wiki/Moby_Prince

 
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