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EUROPHON – Tecnologia del passato made in Italy – (1949/1991)

Europhon

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Europhon

Europhon è stata un’azienda italiana produttrice di elettronica di consumo. Fu fondata a Milano nel 1949 da un’idea imprenditoriale di Andrea Zenesini, ed iniziò le proprie attività con la produzione di apparecchi radiofonici.

La mitica Radiolampada disegnata da Rampoldi – Clicca Sopra

Negli anni successivi l’azienda acquisì importanza nel mercato delle radio ed estese le proprie produzioni ad altri tipi di elettronica (giradischi e televisori). Mantenendo in tale area il proprio segmento predominante, Europhon progettò – con minore successo – oggetti che si spingevano nel settore dell’elettrodomestica (rasoi, ventilatori, scope elettriche). Il suo logo fu costituito da una cartina stilizzata dell’Europa attraversata dalla scritta “Europhon” in stampatello.

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 Radio OM – OC

Dopo un decennio di attività a medi numeri, il boom per Europhon arrivò nel corso dei primissimi anni sessanta, quando la società si espanse e creò altri stabilimenti di produzione propria: a Quistello, Bozzolo (MN), Castelleone (CR) e Trino (VC), arrivando a impegnare fino a 1.100 addetti, con una produzione mensile di 125.000 pezzi assemblati[2]. Al contrario di altre aziende, Europhon comprese sempre la necessità di abbattere i costi acquistando componentistica da altri produttori specializzati, soprattutto italiani.

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 Radio Professional II

Il successo di Europhon, oltre all’idea di un battage pubblicitario pressante di ispirazione anglosassone, fu dovuto alla capacità di incontrare le richieste del pubblico di oggetti semplici ed economici; a questi l’azienda si dedicò quasi esclusivamente durante la prima parte della propria attività: radio e giradischi amplificati. Per le prime, la ditta si sbizzarrì proponendone varie versioni. Notevole anche la produzione di apparati a transistor tascabili. Per quanto riguarda i giradischi amplificati, ne vennero prodotti piccoli apribili (anche sotto forma di fonovaligie – soprattutto negli anni sessanta, periodo in cui andarono di moda – e provvisti anche di ricevitore radio).

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Europhon Transistor

Europhon produsse anche gadgets pubblicitari conto terzi, sia utilizzando propri oggetti di linea che assemblandone ad hoc; discreto successo ebbe, nel 1969 – per quanto riguarda la seconda tipologia – una radio in FM dalla forma di una bottiglia e con l`insegna del liquore all`uovo “vov”, bevanda allora prodotta dalla Pezziol di Padova. Al contrario, molte radiolampade vennero semplicemente “marchiate” su richiesta di aziende esterne (se ne contano svariate brandizzate per la Reale Mutua Assicurazioni ).

Negli anni sessanta, l’Europhon si dedicò anche ad altri generi di oggetti, alcuni dei quali destinati a costituire settori produttivi stabili nel tempo come nel  il caso dei televisori

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Radio Televisore Giano anni ’70

Alla fine degli anni sessanta, in Europhon si era compreso come – persa la battaglia con la concorrenza orientale nel settore dei prodotti a basso costo – una strategia vincente avrebbe potuto essere – pur continuando l’assemblaggio di oggetti economici con componenti stranieri – quella di entrare nel settore emergente del “design” da una parte, e sviluppare la tecnologia verso prodotti hi-fi dall’altra; all’epoca la quasi totalità dell’alta fedeltà – settore già ben noto agli acquirenti ma ignorato dai grandi industriali italiani – sugli scaffali nazionali, era d’importazione.

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Europhon Radio Televisore Giano anni ’70

Eppure, mostrando scarsa capacità di analisi di mercato e di marketing strategico, il management rinunciò all’alta fedeltà, probabilmente a causa delle proiezioni sugli investimenti necessari. Addirittura, la proprietà dichiarò – come molte altre imprese italiane – di voler continuare a dare al pubblico solo ciò che si il pubblico chiedeva, e non ciò che il pubblico poteva o doveva chiedere, cedendo definitivamente il campo ai produttori inglesi, tedeschi, giapponesi e statunitensi, oltre che ad un esiguo manipolo di ditte italiane semiartigianali.

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Al contrario, la prima direttrice fu più immediata e semplice: grazie alla collaborazione di progettisti di livello, pur mantenendo una componentistica all’interno degli standards, Europhon riuscì a vestire e commercializzare in breve tempo oggetti di disegno industriale destinati a lasciare un certo marchio nella storia del genere. Già nel 1966 veniva lanciato lo stilofono (una radio in un portapenne) e stadio (un pallone-radio sonoro, primo di vari gadgets commerciali che la ditta produsse).

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Europhon Stiloforo

Seguendo l’idea del sistema ibrido – già stata applicata anche da Europhon finanche agli oggetti portatili (ad esempio, il mangidischi radio Rolling, la fonovaligia Primavera con ricevitore ad onde medie o la fonovaligia AR59 con radio) – anche negli oggetti di design vennero sistematicamente inserite più funzioni: si ricorda, ad esempio, il radiorologio nelle versioni h10 h20 ed h30 (a seconda delle bande radio coperte: OM, OM/OL, OM/OL/FM). Lo stesso radio-orologio costituisce uno dei primi tentativi – in Italia – di differenziazione dello stesso prodotto elettronico; in base all`uso (da tavolo o da muro) il frontalino era diverso e ne variava l`inclinazione. Altro esempio di design venduto in buon numero di esemplari è la radiolampada disegnati da Adriano Rampoldi.

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Europhon Radio Lampada

Negli anni settanta, Europhon continuò a lavorare anche sull’evoluzione qualitativa della sterofonia, senza però approdare a ulteriori risultati tecnici.

La fine della decade coincise colla moda dei primi compatti “a tavolo” di allora, che includevano – in un oggetto unico – giradischi, piastra cassette (tutto in orizzontale) e radio, con casse separabili.

La ricerca produsse gli ultimi frutti interessanti nel settore video: nel 1979, col televisore CTV 16000, Europhon lanciò un sistema elettronico in grado di “riconoscere” le emittenti selezionate.

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Europhon giradischi P163

Al termine del decennio, seguendo di misura un destino comune a moltre altre ditte, Europhon entrò in un periodo di declino sempre maggiore, che la portò inevitabilmente – e velocemente – alla crisi, nei primi anni ottanta.

Con tali premesse, a cavallo fra i due decenni Europhon, abbandonato il design, finalmente si avventurò – spalleggiata dalla propria consociata tedesca, che portò una serie di contributi tecnologici – nell’ultimo tentativo di excursus all’interno del mercato dell’alta fedeltà, lanciando componenti separati (che potevano essere abbinati a rack) oggettivamente superiori rispetto al proprio passato.

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Euorphon Jumbo

E fu solamente negli anni ottanta inoltrati – con un ritardo di oltre un decennio – che Europhon elevò gli standard dei propri apparecchi al DIN 45500, il livello qualitativo che, in base agli accordi del 1973 avrebbe dovuto permettere ai costruttori di marchiare i propri apparecchi come hi-fi. Questi apparecchi sono marchiati “Europhon International” a significare il connubio italo-tedesco, e prodotti principalmente in Germania.

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Europhon RCK 2000 T uno degli ultimi prodotti

Nonostante ciò, Europhon non si scrollò mai di dosso la reputazione di produttore di oggetti economici. A0184

Di seguito altre belle realizzazioni Europhon

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Mangiadischi Fonojet

 

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Mangiadischi Rolling

 

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Radiosveglia Europhon H30

 

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Gadget promozionale VOV 

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