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Condanna a morte per SALMAN RUSHDIE – (14/02/1989)

                               

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I versi satanici (nell’originale inglese, The Satanic Verses) è un romanzo scritto da Salman Rushdie.

I versi satanici a cui fa riferimento il titolo sono i versi 19 e 20 della 53ª sura (al-Najm, La Stella) e, soprattutto, il verso immediatamente successivo, presente solo in alcune antiche versioni del Corano e successivamente espunto nelle edizioni ortodosse. In questi versetti, che la tradizione considera ispirati da Satana, si dichiaravano degne di venerazione le tre dee pagane preislamiche Allāt, ʿUzzā e Manāt (figlie di Allāh, dio pagano del pantheon arabo, chiamato con lo stesso nome con cui oggi in arabo si indica il Dio unico delle religioni monoteiste).

Trama

Il romanzo è diviso in nove capitoli, in cui si alterna il racconto delle vicende di due musulmani indiani miracolosamente scampati a un disastro aereo, Gibreel Farishta e Saladin Chamcha (nei capitoli 1, 3, 5, 7, 9) e la rivisitazione romanzesca di alcuni aspetti della cultura islamica, contenuti appunto nei versi che danno il titolo al romanzo (nei capitoli pari). Simboli del Bene e del Male i due protagonisti si affronteranno in una lotta senza esclusione di colpi destinata a protrarsi in eterno, fino alla improvvisa apparizione divina del profeta Mahound.                

La fatwa contro Rushdie

Il libro contiene una rivisitazione romanzata in chiave onirica dell’episodio dell’ispirazione diabolica di Maometto, che valse all’autore una fatwa di Khomeyni, che ne decretò la condanna a morte per bestemmia.

Anche chi ebbe a che fare con l’opera di Rushdie ne subì delle conseguenze. Il 3 luglio 1991 venne pugnalato nella sua abitazione milanese Ettore Capriolo, traduttore del libro in italiano, fortunatamente non a morte. Una sorte peggiore toccò al traduttore giapponese, Hitoshi Igarashi, che venne ucciso a Tokio il 12 luglio, mentre l’editore norvegese, William Nygaard fu ferito a colpi d’arma da fuoco nell’ottobre del 1993.                    

 Ma cosa sono i Versetti Satanici ???

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Col nome di versetti satanici (arabo: الأيات الشيطانية‎) si indicano da parte degli studiosi della cultura islamica e una parte dei musulmani alcuni versetti che – secondo una tradizione non accettata peraltro da tutto l’Islam – il profeta Maometto avrebbe recitato a Mecca in un momento in cui era ancora in discussione l’adesione o meno dei più importanti esponenti dell’élite mercantile meccana al messaggio coranico reso noto da Maometto.

L’episodio è riportato dagli autori islamici più antichi: può essere letto, ad esempio, nelle copie annotate – compilate dagli storici Ṭabarī (839-923) e al-Wāqidī (745-822) – della prima biografia (Sīrat Rasul Allah, Vita dell’apostolo di Dio) di Maometto che fu scritta da Ibn Isḥāq (ca 704-761) circa 120-130 anni dopo la morte del profeta.

Secondo gli autori summenzionati, Maometto, che stentava a convertire gli abitanti della Mecca, mentre stava recitando la sura al-Najm – considerata, parimenti a tutto il testo sacro islamico, una rivelazione divina trasmessagli per il tramite dell’arcangelo  Gabriele – venne tentato da Satana che gli suggerì una frase (v. 21) dopo i versetti 19 e 20.

Salman Rushdie, author of the Satanic Verses.

Il romanzo I versi satanici (1988) di Salman Rushdie parafrasa palesemente questo episodio e fu al centro di una violenta contesa fra l’autore e il regime islamico iraniano dell’Āyatollāh Khomeynī, con una fatwa di condanna a morte per lo scrittore anglo-indiano, accusato di apostasia (ridda) e una taglia successivamente posta sulla sua testa da uno zelante commerciante di Tehran. ( 3ago15 )

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Testo tratto e modificato: http://it.wikipedia.org/wiki/Versetti_satanici

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