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BERTOLDO, BERTOLDINO E CACASENNO – Libro e film – (dal 1620)

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Il Trailer del film del 1984 di Mario Monicelli – Clicca Sopra

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Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno è il titolo della raccolta di tre popolarissimi racconti (Le sottilissime astutie di BertoldoLe piacevoli et ridicolose simplicità di Bertoldino e Novella di Cacasenno, figliuolo del semplice Bertoldino), i primi due scritti da Giulio Cesare Croce e l’ultimo da Adriano Banchieri, pubblicata per la prima volta nel 1620. I racconti riprendono e rielaborano novelle antichissime, in particolare la medievale Disputa di Salomone con Marcolfo.

Edizione del 1926

Un quarto racconto (Continuazione e fine della storia di Cacasenno) è apparso per la prima volta in un’edizione spagnola del Bertoldo del 1864, illustrata con xilografie dell’incisore catalano Tomás Carlos Capuz su disegni di Tomás Padró Pedret. A differenza dei primi tre racconti, il quarto non è accreditato e potrebbe essere opera del traduttore Juan Justo Uguet. Il quarto racconto è presente in italiano in una recente edizione.

Nel Bertoldo si narra dell’immaginaria corte di re Alboino a Verona e delle furberie di Bertoldo, contadino rozzo di modi ma di mente acuta, che finisce per diventare consigliere del re. Bertoldo è affiancato nelle sue imprese dalla scaltra moglie Marcolfa e dal figlio sciocco Bertoldino.

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Nel racconto di Banchieri il protagonista è invece lo stolto Cacasenno, figlio di Bertoldino, il quale crescendo ha messo un po’ di giudizio.

Principio narrativo comune ai racconti di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno è la contrapposizione tra la vita semplice dei contadini e quella artificiosa e vana dei cortigiani. ‘Bertoldo’ è passato poi a indicare, per antonomasia, il contadino rozzo ma saggio e dotato di senso pratico.

La contrapposizione tra i due mondi è evidenziata dalla morte di Bertoldo. Il re Alboino era così ammirato dall’ingegno del contadino da volerlo sempre accanto a sé, pertanto gli impose di vivere a corte. Questa vita non era adatta a Bertoldo, che aspirava a tornare a zappare la terra e a mangiare i cibi semplici a cui era abituato (soprattutto rape e fagioli). Il re non comprese le motivazioni di Bertoldo, che finì per ammalarsi e morire a causa della vita di corte.

Solo allora re Alboino comprese il suo errore, ma per Bertoldo non c’era niente da fare, così comandò che sulla tomba di Bertoldo fosse impresso il seguente epitaffio scritto in caratteri d’oro.

Le piacevoli e ridicolose semplicità di Bertoldino 

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Il re Alboino, addolorato per la morte di Bertoldo, fa cercare Marcolfa e Bertoldino e li fa venire a corte. Qui il figlio di Bertoldo si rivelerà tanto sciocco quanto il padre era saggio. Il re e la regina tuttavia arriveranno a benvolerlo e, quando i due troneranno sulle loro montagne, li caricheranno di doni. Nel racconto Bertoldino è protagonista di diverse divertentissime avventure. In una di queste si reca con un cofanetto di scudi d’oro nel podere regalato a lui e alla madre da Alboino, e in cui si trova una fontanella con delle rane. Sentendo il loro curioso e ripetitivo gracidio, pensa che queste vogliano indicargli che le monete che possiede siano quattro.

Edizione illustrata del 1939

Confuso e infuriato, grida loro che le monete sono certo più di quattro e, per dimostrare che ha ragione, ne getta un pugno nella fontana. Le rane continuano a gracidare insistentemente e Bertoldino, ormai in preda all’ira, getta tutti i soldi nell’acqua.
In un’altra avventura cova le uova di un’oca, rompendole ovviamente tutte.
Nell’ultima avventura a corte Bertoldino cade dall’asino e si ammacca una costola. È in seguito a questo incidente che Marcolfa ottiene dal re il permesso di tornare col figlio sulle sue montagne.

Novella di Cacasenno, figliuolo del semplice Bertoldino

Edizione Croce anni 60

Cacasenno è il figlio nato dall’unione di Bertoldino, che con gli anni è “divenuto accorto”, con la contadina Menghina. Purtroppo, mentre Bertoldino con gli anni è “divenuto accorto”, Casasenno, come spiega l’addolorata Marcolfa, si rivela ancora “più semplice, che già non fu suo padre, e più grosso dell’acqua dei maccheroni”. Il nome Cacasenno, spiega sempre Marcolfa, gli è stato dato non perché sia un pozzo di scienza, come indicherebbe il nome, ma perché, al contrario, è un “turlulù”, cioè uno sciocco. Erminio, gentiluomo di Alboino, conduce il bambino e la nonna a corte, dove rimarranno quattro giorni per poi tornare sulle adorate montagne.

Locandina del film del 1954

Continuazione e fine della storia di Cacasenno 

Il quarto racconto inizia alcuni anni dopo la conclusione del terzo. Nel frattempo Marcolfa, come aveva promesso ad Alboino, era tornata una volta all’anno a trovare il re e la regina. Stavolta però porta con sé Menghina e Cacasenno, il cui senno, a differenza di quello del padre Bertoldino, non è aumentato con l’età. Come il nonno Bertoldo, anche Cacasenno morirà a corte a causa dei cibi, però d’indigestione, come il re Alboino farà scolpire sulla sua lapide. A1483 

Una locandina del film del 1954
Una locandina del film del 1954

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La locandina del film del 1984 con Sordi, Tognazzi, Arena e Nichetti

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