VESTRO e POSTALMARKET – Vendite per corrispondenza

2dic13 vestro postalmarket

Vestro PostalMarket catalogo 1980 dalida di lazzaro

Il Catalogo Postal Market Primavera/Estate 1980

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La vendita a distanza su catalogo nasce nel 1872, negli Stati Uniti da un’idea di Aaron Montgomery Ward, uomo d’affari e commerciante, per ovviare alle difficoltà di approvvigionamento di merci dovuta sia alle grandi distanze di quel Paese, sia alle carenze del sistema distributivo stesso, che si concretava spesso in un unico emporio al centro di una zona molto vasta della campagna rurale con una scelta limitata di prodotti ad un prezzo non concorrenziale.
A vantaggio della intuizione di Ward giocarono lo sviluppo della rete ferroviaria e del servizio postale e l’evoluzione delle tecniche di stampa.
Il 1° catalogo di Montgomery Ward vantava un assortimento di 163 articoli. Nel volgere di pochi anni il catalogo di vendita a distanza crebbe in dimensioni e popolarità, tanto da essere definito “libro dei desideri”. Nell’America contadina e rurale della fine del XIX secolo e inizi del XX il catalogo ha costituito, insieme alla Bibbia, l’unico libro stampato nelle case degli Americani, traguardo e origine di bisogni al tempo stesso.
Negli anni l’idea di Ward fu spesso replicata da altri commercianti fra i quali Richard Warren Sears che nel 1896 pubblicò il suo primo catalogo despecializzato (al 1893 risale un catalogo di soli orologi), dando inizio ad una vicenda, non solo economica che arriva ai nostri giorni. Più o meno nello stesso periodo (1885) in Francia Mimard e Blanchon acquistando la “Manifacture Francaise d’Armes et de Tir” gettano le fondamenta di quello che diventerà il famosissimo catalogo Manufrance. Per quanto riguarda l’Italia, Ferdinando Bocconi verso il 1880 fondatore dei i grandi magazzini Alle città d’Italia, che poi diventeranno ‘La Rinascente, inizia ad avvalersi anche della vendita per corrispondenza, attraverso cataloghi stagionali (gli “Album delle Novità”).

Postal Market Vestro mita medici

PostalMarket – Mita Medici

La vendita a distanza era già attiva nel 1913 quando il catalogo OMNIA pubblicizzava dalle sue pagine il fatto di avere già tanti clienti e di avere migliorato il suo servizio: “la società OMNIA nell’inviare alla sua numerosissima clientela il nuovo catalogo 1913 è orgogliosa di poter far constatare i vantaggi sempre maggiori che offre con questa nuova pubblicazione e i progressi grandissimi da lei fatti in breve volgere di anni.”.
La Società OMNIA nacque nel 1911, anno della Grande Esposizione Internazionale di Torino. Il catalogo ha una straordinaria messe di articoli, utensili, biciclette, armi ma anche macchine per cucire,giocattoli, accessori per la caccia, ecc.
A cavallo fra le due guerre anche il titolare dell’azienda Magazzini Duilio 48, con sede a Firenze, Montecatini e Viareggio, Joseph Siebezehner, commerciante ebreo di famiglia polacca, si cimentò nella vendita per corrispondenza su catalogo.
Ma è nel secondo dopoguerra che in Italia assistiamo alla nascita, in pochissimi anni, di una serie di cataloghi che hanno accompagnato la nostra storia, più o meno tutti, negli ultimi 50 anni.
Nel 1960 nasce Postalmarket, nel 1961 nasce La Base, nel 1962 Vestro, nel 1964 C.I.A. Compagnia Internazionale Abbigliamento. Il periodo è fecondo, la ricostruzione ha portato con sé il boom economico, eppure la peculiarità del tessuto economico italiano, ancora molto arcaico, agricolo in un certo senso “pre-bellico” fa sì che la nascita e lo sviluppo della vendita a distanza in Italia non sia fondata sul bisogno, ma generi il bisogno. Il Paese era in forte crescita e la presentazione dei ricchi assortimenti di articoli del catalogo despecializzato crea il bisogno di oggetti di cui il compratore italiano medio allora non aveva neppure conoscenza. Come portare un bimbo in un negozio di dolciumi.

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Postalmarket

      

Anna Bonomi Bolchini appartenente alla ricca borghesia milanese, ispirandosi alla realtà americana, fonda Postalmarket. Il primo catalogo appare nel 1958 e raccoglie una serie di articoli da regalo, seguito poi da altri 2 numeri nel 1959 con articoli di abbigliamento e casalinghi. Il primo catalogo Postalmarket despecializzato viene pubblicato nel 1960: constava di 48 pagine con una tiratura di 10.000 copie. Il secondo numero, della durata di 6 mesi, dall’aprile 1961 al settembre 1961 recitava sul frontespizio “…scegliete con comodo…comperate a casa vostra”. Le condizioni di acquisto prevedevano la clausola “soddisfatti o rimborsati” con la sostituzione dell’articolo, ovvero la restituzione dell’intera somma versata (spese di ritorno a carico del cliente).

Postal Market Paola Tedeschi 1977

PostalMarket 1977 – Interni con Paola Tedeschi

I marchi degli articoli sono fra i più importanti dell’epoca: Bassetti, Kodak, Hoover, Remington, Lanerossi, Zucchi, Bialetti, porcellana Laveno, argenteria Chirstofle, penne Aurora, valige Valaguzza, ecc.
Con i suoi prodotti, prezzi e didascalie, il catalogo si rivolgeva ad un target medio-alto, ma la diffusione sempre più capillare del mezzo e il boom economico fecero sì che le classi meno abbienti potessero avere accesso ad abitudini di consumo più generose.
In Italia il catalogo di vendita per corrispondenza diventa una sorta di “libro dei desideri” racconta al fruitore una realtà meravigliosa, esotica e ancora poco conosciuta, È un riflesso dei consumi della alta borghesia milanese, che aveva nella Fondatrice un tipico esempio, ma ancora lontana dai consumi del resto del Paese. Al di là dei prezzi, che negli anni rimangono sempre piuttosto alti, altri sono i motivi del fallimento sostanziale della vendita a distanza in Italia: le manchevolezze del servizio postale giocarono un ruolo di primo piano, insieme al rincaro sui prezzi dell’Iva. A tal proposito sia Vestro che Postal Market stigmatizzavano dalle loro pagine l’impatto dell’imposta sul valore aggiunto sui prezzi, indicando chiaramente quanto essa incideva sul costo dell’articolo.       

Postalmarket nasce,come sopradetto,  nel 1959 per idea di Anna Bonomi Bolchini, che importa in Italia il modello statunitense della vendita per catalogo.

L’azienda cresce negli anni sessanta e settanta, dando la possibilità a molti italiani di accedere ai prodotti reclamizzati da Carosello, difficilmente reperibili specie nei piccoli centri di provincia. Nel 1980 l’ azienda affronta la sua prima crisi, che si conclude nel 1983. La successiva crescita porta nel 1987 a fatturare 385 miliardi, con una crescita del 20,4% sul giro d’affari dell’anno precedente. Nello stesso anno i dipendenti diretti sono oltre 1400, e stilisti come Krizia, Coveri e Biagiotti, firmano i cataloghi più esclusivi.

Tra la fine degli anni ’80 ed i primi anni Novanta Postalmarket era il leader italiano nel mercato delle vendite per corrispondenza, fatturava circa 600 miliardi di vecchie lire e gestiva 45 mila spedizioni giornaliere.

Nel 1993 Postalmarket passa sotto il controllo del colosso tedesco Otto Versand, numero uno mondiale dello shopping per posta. Il gruppo tedesco gestisce il catalogo fino al 1998, ricorrendo più volte alla Cassa integrazione; poi la società, sull’orlo del fallimento, viene rilevata dal senatore Eugenio Filograna, che promette un radicale rinnovamento dell’azienda ed il trasferimento del business su internet. Egli reintroduce il made in Italy, costruisce l’e-commerce con 22.000 prodotti, riporta l’azienda in utile, prepara la quotazione in borsa che però salta a causa degli scandali di Banca Leonardo (unico sponsor e global-coordinator di Postalmarket). Il mancato accordo tra l’azienda ed il sindacato costringe Filograna ad una scelta radicale: il “commissariamento ministeriale”. L’azienda disponeva dei mezzi patrimoniali per pagare tutti i debiti e proseguire l’attività, ma la procedura commissariale non ha fortuna e dopo molte perdite vende l’azienda a Bernardi, il quale stringe un accordo con La Redoute.

Nel 2007 Bernardi decide di chiudere definitivamente Postalmarket. I resti della società vengono comunque ceduti a La Redoute.

Postal Market Mita Medici

Interni Catalogo Postal Market con Mita Medici

Vestro

vestro 1972 1973

Il catalogo n. 1, di 57 pagine, è della primavera/estate 1962.

Nella seconda di copertina vengono elencati i motivi per scegliere Vestro:

  • la qualità garantita;
  • la garanzia di rimborso: Vestro vi rimborserà il prezzo dell’acquisto e le spese di (ri)spedizione;
  • il risparmio
  • la comodità di acquistare “in qualsiasi momento: di sera, di domenica, tutti in famiglia”;
  • la possibilità di avere “Milano in casa vostra”;
  • la “modernità” di questo modo di fare acquisti, sottesa alla citazione del MEC “nel quadro di sviluppo economico derivante dal MEC … la Vestro è appoggiata da una delle più importanti case tedesche la Schwab di Francoforte”.

La Vestro infatti nasce nel 1961 da una partnership fra la Schwab di Francoforte e la società tessile italo-svizzera Legler.
Verso la fine degli anni ’60 la Legler rileva dalla Schwab l’intero pacchetto azionario della Vestro e nel 1969 nasce l’accordo con la francese La Redoute la cui esperienza nella vendita per corrispondenza consente a Vestro di primeggiare nel settore nella prima metà degli anni ’70.
Nel 1972 La Redoute assume il controllo totale dell’Azienda: viene ampliato il settore degli articoli di abbigliamento, soprattutto femminile, e rinnovata la veste editoriale. Tramite una politica di coordinamento con il servizio postale e attraverso l’utilizzo di corrieri privati, furono ridotti i tempi di consegna.

Vestro 1972

Interni Catalogo Vestro del 1972

Nel 1974 si dota di una rete informatica e di un ced per l’elaborazione elettronica degli ordini, contemporaneamente apre i punti Vestro: piccole strutture dislocate sul territorio italiano per la raccolta degli ordini sia telefonici che postali. La strategia era improntata sulla riduzione dei costi di chiamata, le telefonate nelle grandi città rivolte alla ditta diventarono urbane al costo di 127 lire da casa e 200 lire da cabina telefonica e i tempi di recapito della corrispondenza, infatti una lettera doveva percorrere brevi tratti assicurando la ricezione entro tre giorni dalla spedizione. Nel 1988 alla rete dei centri Vestro si aggiungono i punti Vestro, negozi fisici dove i clienti potevano visionare i capi di abbigliamento del catalogo ed effettuare un ordine tramite buono, la merce veniva consegnata nelle stesso centro entro 24/48 ore.

Nonostante la massiccia campagnia pubblicitaria che interesso’ principalmente le grandi città, i punti Vestro ebbero breve vita. I clienti continuarono a preferire il ritiro dei pacchi presso gli uffici postali, piu’ numerosi e vicini ai clienti, e già dal 1991 i vari punti e l’unico show room di Milano furono chiusi. I call center dedicati e relativi numeri vennero soppressi, tutto il traffico venne convogliato sulle linee già esistenti e sicuramente inadeguate creando tempi d’attesa notevoli in modo particolare su Roma che oltre a raccogliere l’utenza del Lazio si occupo’ anche di una parte dell’Abruzzo, prima gestita da Pescara.   

Inoltre la necessità di contenere i costi di spedizione costrinse la Vestro a ridurre l’utilizzo di scatole a favore di buste di carta, procurando notevoli manomissioni dei pacchi con conseguente resa da parte del cliente. Per favorire una ripresa della società dal 1991 al 1993 non fu applicato il valore minimo dell’ordine, ciascuno poteva acquistare per un importo libero, le soese postali venivano conteggiate normalmente, non subirono un aumento, e all’interno del pacco venne sempre inserito un gadget che variava in base al modulo d’ordine.

Nel 1994 inizia il lento, inserobile declino della società, inutile fu il tentativo di ricapitallizzazione effettuato dalla società francese La Redoute e l’inserimento del part-time a rotazione dei dipendenti. I centri di raccolta ordini piu’ piccoli quali Ancona vennero chiusi altri restarono in vita fino al maggio 1996, l’ultimo a chiudere fu Bergamo. Nel giro di tre anni la Vestro accumulò debiti ingenti che ne decretarono la chiusura il 30 luglio 1996.

Soddisfatti o rimborsati

Vestro 1973

Interni del Catalogo Vestro del 1973

Il catalogo SearsChristmas del 1958 a p. 224 scrive “if for any reason whatever you are not satisfie with any articles purchased from us, we wont you to return it to us at our expense. We will the exchange it for exactly what you want, or will return your money, including any transportation charges you have paid”.
L’azienda si impegna quindi a cambiare l’articolo ovvero a restituire la soma pagata comprensiva anche delle spese di rispedizione dell’articolo.

Quest’ultima clausola è applicata anche dai cataloghi italiani, con l’eccezione di Postal Market, che, sin dai primi numeri, s’impegna a restituire la somma pagata ma non accenna minimamente alle eventuali spese di restituzione dell’articolo, anzi si specifica “spese di ritorno a carico del cliente”.
Vestro, La Base, CIM prevedono espressamente la restituzione delle spese di (ri)spedizione mentre particolare è il caso di CIA: nei cataloghi semestrali dal 1968 al 1970 le spese di (ri)spedizione dell’articolo sono comprese nel rimborso, mentre nel catalogo primavera/estate 1971 la dicitura “spese di rispedizione comprese” è scomparsa.
A partire dagli anni ’70 anche Vestro si adegua al “nuovo corso” (cataloghi semestrali collezione personale): le spese di (ri)spedizione dell’articolo reso d’ora in poi saranno a carico del cliente.

Evoluzione del servizio: gli anni ‘70

I maggiori cambiamenti, che comunque già appartengono al decennio precedente, riguardano il modo di fare l’ordine e quello di pagare la merce.
Nel catalogo Postal Market n. 21 (autunno/inverno 1970/’71) si fa riferimento alle istruzioni da seguire per acquistare dal catalogo: dopo aver spedito l’ordine per posta “con l’apposito modulo”, questo verrà “immediatamente esaminato, elaborato e reso esecutivo, con l’ausilio di un modernissimo centro elettronico”. In seguito “comodamente pagherete al postino che vi posterà il pacco”. L’ordine può essere fatto anche telefonicamente, in “teleselezione” con il prefisso 02. La merce può essere resa, se non soddisfa, entro 8 giorni dal ricevimento del pacco.
Dalla possibilità di fare ordini anche telefonici (“anche di domenica e in piena notte” ) alla predisposizione di “Centri Telefonici”, nelle “maggiori città d’Italia” (Milano, Torino, Genova, Roma, Napoli, Palermo), per i quali “la Vestro…. ha assunto numerose signorine come segretarie al servizio della Cliente………le quali raccolgono la telefonata e la trasmettono poi alla Sede Centrale”.
La Cliente “può chiedere qualsiasi informazione e spiegazione” tranne che di notte e nei festivi quando “le signorine vengono sostituite dai registratori automatici”. Chiaramente il know-how de La Redoute ha dato i suoi frutti. Le novità si ricorrono da semestre a semestre. Nel catalogo Vestro primavera estate 1978 anche il tradizionale ordine spedito attraverso il Servizio Postale ha subito delle innovazioni. L’organizzazione di 7 Centri Vestro di raccolta delle missive con l’ordine nelle maggiori città italiane, consente di far giungere “più rapidamente i vostri ordini alla Vestro”. L’innovazione principale degli anni ’70 riguarda però la forma di pagamento: oltre al tradizionale contrassegno, il cliente potrà scegliere la dilazione del pagamento (Vestro primavera/estate 1978) ovvero il pagamento con carta di credito per possessori di particolari tipologie di carta.
Molto interessante è l’accennata dilazione del pagamento offerta da Vestro: il “CONTO PRIVILEGIATO CREDIVESTRO”,

La Crisi

Dopo il successo (tra la fine degli anni ’80 ed i primi anni Novanta Postalmarket da sola, fatturava circa 600 miliardi di lire e gestiva 45 mila spedizioni giornaliere) il settore ebbe una caduta verticale, non salvata dai tentativi di concentrazione. Già nel 1993 Postalmarket fu acquistata dal colosso tedesco del settore Otto Versand che proseguì la gestione per 5 anni tentando un ridimensionamento. Anche i successivi tentativi di rilancio non portarono frutti.

Il settore della vendita su cataloghi, nonostante gli sforzi, rimase così quasi completamente assente in Italia. Unica eccezione di rilievo il settore libri che ha conservato una certa vivacità (Hoepli, IBS ecc). 

Di seguito alcune altre belle immagini riguardante la Vestro e Postalmarket     

Postal Market vestro 1979 ornella vanoni

Vestro e PostaMarket – Catalogo 79/80 con Ornella Vanoni

Vestro Postal market mita medici 1975

Interni catalogo Postal Maket 1975 con Mita Medici

Vestro Postal Market dalida di lazzaro

Vestro e Postal Market con Dalida Di Lazzaro 1981   

Vestro Postal Market interni

Interni di un Catalogo Vestro           

Vestro Postal Market natalia estrada

Catalogo Vestro e Postal Market 99/00 con Natalia Estrada        

http://it.wikipedia.org/wiki/Vendita_per_corrispondenza_su_catalogo_in_Italia

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7 thoughts on “VESTRO e POSTALMARKET – Vendite per corrispondenza

  1. Qualcuno può inìdicarmi dove posso acquistare vecchi cataloghi POSTALMARKET e VESTRO? (specialmente fine anni 70 – inizio anni 80).
    Grazie

  2. SCUSA – PENSAVO DI NON ESSERE RIUSCITA A INVIARE LA MAIL – INVECE L’HO INVIATA ANCHE TROPPO

    • Si l’ho ricevuta…e ho provveduto a rettificare come tu mi hai detto. Controlla se ora va meglio. Se hai del materiale da potermi inviare “indedito” sarebbe bello tu me lo inviassi cosi da poter migliorare…e di molto l’articolo.
      Grazie e a presto. Franco.

  3. salve
    fantastica questa pagina su vestro e postalmarket!
    avendo scritto io la voce di wikipedia in oggetto (inserita nel settembre 2009 – poi modificata da vari autori, come è normale in wiki, mi permetto di inviare un passo per correggere una piccola mancanza che appare tuttora anche sulla voce stessa di wiki – spero che sia d’interesse. Nella parte in cui si parla della clausola “soddisfatti o rimborsati” la voce originale (l’errore sta forse in chi ha modificato dopo la voce di wiki e non si è accorto di aver cancellato un’intera parte di discorso)

    anziché

    Lao SearsChristmas si impegna quindi a cambiare l’articolo ovvero a restituire la somma pagata comprensiva anche delle spese di rispedizione dell’articolo

    Dovrebbe esserci scritto:

    Il catalogo SearsChristmas del 1958 a p. 224 scrive “if for any reason whatever you are not satisfie with any articles purchased from us, we wont you to return it to us at our expense. We will the exchange it for exactly what you want, or will return your money, including any transportation charges you have paid”.
    L’azienda si impegna quindi a cambiare l’articolo ovvero a restituire la soma pagata comprensiva anche delle spese di rispedizione dell’articolo.
    Quest’ultima clausola è applicata anche dai cataloghi italiani…

  4. salve
    fantastica questa pagina su vestro e postalmarket!
    avendo scritto io la voce di wikipedia in oggetto (inserita nel settembre 2009 – poi modificata da vari autori, come è normale in wiki, mi permetto di inviare un passo per correggere una piccola mancanza che appare tuttora anche sulla voce stessa di wiki – spero che sia d’interesse. Nella parte in cui si parla della clausola “soddisfatti o rimborsati” la voce originale (l’errore sta forse in chi ha modificato dopo la voce di wiki e non si è accorto di aver cancellato un’intera parte di discorso)

    anziché

    Lao SearsChristmas si impegna quindi a cambiare l’articolo ovvero a restituire la somma pagata comprensiva anche delle spese di rispedizione dell’articolo

    Dovrebbe esserci scritto:

    “Il catalogo SearsChristmas del 1958 a p. 224 scrive “if for any reason whatever you are not satisfie with any articles purchased from us, we wont you to return it to us at our expense. We will the exchange it for exactly what you want, or will return your money, including any transportation charges you have paid”.
    L’azienda si impegna quindi a cambiare l’articolo ovvero a restituire la soma pagata comprensiva anche delle spese di rispedizione dell’articolo.
    Quest’ultima clausola è applicata anche dai cataloghi italiani…”

    • Grazie per la precisazione che andrò sicuramente ad inserire. Nel caso tu avessi anche qualche foto “inedita” da poter inserire e tu volessi inviarmela sarei molto felice di poter aggiornare il post.Spero tu continui a seguirmi (magari anche sulla pagina facebook) in quanto il sito è in continuo aggiornamento. Grazie di nuovo. Franco.

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