Mitici CHIODINI …. come avremmo fatto senza di voi ?

Chiodini

Chiodini

La storia di questo fortunatissimo giocattolo di composizione si dipana tra Francia e Italia a cavallo fra gli anni ‘40 e ’50 nel clima di ricostruzione industriale che si respirava all’epoca. Si parte dalla Fiera di Parigi del 1946 dove, tra 96 concorrenti, vince la medaglia d’oro come migliore invenzione il Coloredo, mosaico multicolore in rilievo per bambini dai 3 ai 15 anni.

Coloredo

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Nella prima versione è composto da una tavoletta in cartone grigio traforata con 640 fori, di formato 120 X 185 mm da 6 mm di spessore, a sua volta formato da 4 strati più sottili incollati tra di loro e rifinita ai bordi con carta dorata o argentata, un foglio, anch’esso traforato, di celluloide trasparente da usare insieme ai “disegni guida” come matrice, una cornice in plastica stampata ad iniezione per inquadrare al meglio la composizione finita, tanti “fiammiferi” con il fusto in legno e con la testa in ceralacca colorata in 4 colori da infilare nella tavoletta stessa, una raccolta di “disegni guida”

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stampati solo a due colori (rosso e blu, mentre il giallo ed il verde erano rispettivamente rappresentati da un tratteggio rosso e da uno blu) su carta molto sottile per essere facilmente forata dai fiammiferi, due cataloghi stampati a 4 colori, in formato album, che illustravano o 50 modelli da copiare già di una certa complessità o 100 modelli più semplici e di facile completamento. Va segnalato, che nel corso degli anni, per evidenti motivi di difficoltà e di costi di produzione, la tavoletta traforata di

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cartone si riduce sensibilmente di spessore fino ad arrivare a due soli strati per complessivi 3,5 millimetri. L’azienda francese che ne deteneva il brevetto, operava nel campo della grafica ed è verosimile si sia ispirata ai processi di stampa a colori con il retino (quadricromia) per concepire questo fortunatissimo “classico” del giocattolo; possiamo anche dire che questo gioco ha anticipato di vari decenni una forma d’arte che oggi chiamiamo Pixel Art.

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I Chiodini di Quecetti

Era il 1953 quando Alessandro Quercetti fece sua l’idea di questo gioco. Egli capì subito le grandi potenzialità di questo gioco e quando venne a conoscenza che l’azienda italiana che importa il Coloredo era fallita ne richiede, immediatamente, la distribuzione in esclusiva per l’Italia. Si accollò le spese per brevettare in Italia il gioco dei chiodini e, contestualmente creò il marchio di fabbrica Quercetti che fu preferito a Hopla.

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Dopo un periodo iniziale in cui si limitò a vendere l’assortimento francese in Italia, ma con scatole in versione italiana e marchiate Quercetti, iniziò ad apportare una serie di miglioramenti nella produzione e nell’impiego dei materiali.

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Evoluzione del Chiodino

Nella seconda metà del decennio, il primo elemento ad essere prodotto in plastica è il chiodino, che ha una caratteristica forma a funghetto con la testa semisferica ed il fusto a sezione quadrata, cui seguirà la tavoletta traforata finalmente prodotta industrialmente ed a costi competitivi.

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Vengono nel tempo apportate delle modifiche alla tavoletta traforata di plastica che è ora proposta in un nuovo più grande formato. La seconda innovazione riguarda il deciso allargamento dell’offerta con l’introduzione di diversi diametri nella testa dei chiodini (da 5, 10, 15, e 20 mm più il formato quadro). Queste modifiche cambiano l’approccio alla composizione delle figure essendo essa più o meno dettagliata, o di più facile o difficile risoluzione, a seconda dei diametri dei chiodini utilizzati.

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Iniziò così l’esportazione del prodotto anche all’estero dove incontrò un buon successo . Nel 1984 i proprietari del marchio “Coloredo” decidono di vender il gioco alla ditta francese Jeu Nathan ma la produzione terminò in poco tempo. Quercetti fu costretto a cambiare nome al gioco ridenominandolo Fantacolor. Continua così la storia iniziata 30 anni prima e che continuerà, per altri 30 anni. A0246

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